Gli anni passano, ma quasi 6.000 studenti aquilani sono ancora costretti a seguire le lezioni dentro strutture scolastiche provvisorie”. Con queste parole si apre #Siamotuttifuoriclasse, una delle petizioni della nuova piattaforma U-Act lanciata pochi giorni fa da Action Aid Italia e OpenPolis per dare voce e forza alle battaglie che i cittadini promuovono quotidianamente sul proprio territorio.

Ma cosa ha di diverso U-Act da altre piattaforme di petizioni online, come ad esempio la notissima Change.org? L’ho chiesto a Edoardo Maturo, human rights campaigner di Action Aid e coordinatore del progetto che ha dato vita alla piattaforma.

Innanzitutto U-Act non promuove petizioni ma azioni e non è solo una questione di termini: le nostre sono vere e proprie azioni dal territorio e sul territorio e non semplici appelli. La piattaforma, infatti, permette ai cittadini di dialogare con i decisori pubblici, ovvero con i politici e gli amministratori locali. Grazie all’integrazione con i database di OpenPolis – che per prima in Italia ha lavorato sull’open government attivando nel 2007 OpenPolitici, poi OpenParlamento e OpenBilanci – ogni richiesta pubblicata viene inviata ai decisori pubblici e gli utenti che l’hanno sottoscritta possono seguirne l’andamento e vedere quale politico ha risposto”.

Così in poche settimane l’azione #Siamotuttifuoriclasse, che chiede una ricostruzione partecipata e traspartente delle scuole dell’Aquila, ha raccolto 138 sostenitori ed è stata già inviata una volta ai 34 decisori coinvolti (i consiglieri del Comune dell’Aquila) e, come si legge nel box di aggiornamento, mancano 62 firme all’invio della prossima email. “Sì, perchè – spiega Edoardo – U-Act prevede una serie di step per ogni azione in corso: progressivamente, con l’aumentare del numero dei sostenitori, s’intensifica la pressione sui decisori pubblici”.

L’altra azione pubblicata su U-Act “Parlamento Casa di Vetro” ha, invece, raccolto 185 firme e ne mancano 65 all’invio della seconda email ai 630 decisori che, in questo caso, sono i parlamentari italiani. L’azione chiede l’introduzione del voto elettronico e del resoconto integrale nelle commissioni parlamentari perchè, si legge nel testo dell’appello, “il cuore del processo legislativo risiede nelle commissioni parlamentari ma di ciò che lì avviene non traspare nulla all’esterno. Eppure basterebbe una piccola modifica ai regolamenti praticamente a costo zero”. Interessante vedere quanti (pochi) parlamentari abbiano risposto alla prima email ma siamo fiduciosi che altri si aggiungeranno al prossimo giro di posta!

Scorrendo l’elenco dei parlamentari a cui è rivolta l’azione “Parlamento Casa di Vetro” si scopre un altro aspetto innovativo della piattaforma: l’integrazione con i social network. Per ogni azione sono segnalati non soltanto gli indirizzi email dei decisori coinvolti ma anche i loro account Facebook e Twitter. Con un semplice clic l’utente può inviare un tweet o un post sul profilo Facebook del decisore e così facendo ‘moltiplicare’ le istanze e aumentarne la portata.

Per sostenere un’azione basta registrarsi alla piattaforma e dal proprio profilo è possibile invitare anche altre persone. Chi, invece, vuole pubblicare una nuova azione può compilare un modulo di richiesta e verrà contatto. Come si legge sul sito, Action Aid verificherà prima di tutto se la richiesta è fattibile e se è un diritto dei cittadini esigerla e poi la sosterrà con la consapevolezza che “per cambiare piccole e grandi cose spesso le firme non bastano e ci vuole precisione, ambizione e tenacia”.

Perchè U-Act non è soltanto una piattaforma digitale. “Ai cittadini e alle associazioni che vogliono avviare un’azione – continua Edoardo – noi offriamo sostegno e lavoro di rete anche sul territorio. Li aiutiamo cioè a costruire una vera e propria campagna individuando i politici locali o nazionali responsabili dell’azione che si vorrebbe realizzare, favorendo il contatto con altri soggetti che sul territorio potrebbero essere interessati, organizzando incontri informativi e percorsi formativi. Insomma ci mettiamo tutto il nostro impegno e know how”.

Del resto Action Aid non è nuova ad iniziative che promuovono gli open data nella pubblica amministrazione e coniugano la partecipazione attiva dei cittadini con il monitoraggio civico. Nel 2012, all’indomani del terremoto in Emilia Romagna, ha collaborato al progetto OpenRicostruzione, una piattaforma che consente di tenere traccia di tutti i soldi (donazioni e finanziamenti) messi a disposizione dell’Emilia e di monitorare i relativi progetti di ricostruzione.

Nel 2014, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, Action Aid ha poi lanciato il portale Donnechecontano.it in collaborazione con Dataninja, punto di riferimento in Italia del cosiddetto data journalism (giornalismo basato sui dati). Due gli obiettivi del progetto: spingere le Regioni a rendere pubblici e aperti tutti i dati relativi ai fondi antiviolenza e monitorarne la gestione e l’utilizzo. Sul sito è quindi possibile firmare una petizione indirizzata ai presidenti di Regione ma anche consultare i dati relativi al fondo stanziato dal Governo per la lotta alla violenza sulle donne. In poco più di due mesi hanno già firmato 5.565 persone e la raccolta continuerà fino a che non verrà raggiunta la soglia di 6500.

Intanto la campagna “Donne che contano” ha già registrato un successo: la Regione Lazio ha dichiarato che pubblicherà entro marzo 2015 sul sito dati.regione.lazio.it tutti i dati sull’assegnazione e la gestione dei fondi già stanziati contro la violenza sulle donne. Non ci resta che aspettare e verificare!

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Livornese ma a Pisa devo i miei studi in storia moderna. Lavoro all’Ufficio Comunicazione di Cesvot – Centro Servizi Volontariato Toscana. Il non profit e la comunicazione digitale sono da sempre la mia passione. Mi trovate anche su Telegram con il canale @SocialPositiveNews.

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