Non chiamateli angeli del fango. Non sono eroi, ma cittadine e cittadini attivi. Li vedete come angeli, ma sono persone ‘comuni’, attive e responsabili che nell’emergenza si riuniscono, imbracciano una pala e si mettono a scavare nel fango.
Sono quella parte di cittadinanza che ogni giorno, nelle associazioni o individualmente, nei loro posti di lavoro, in strada o su internet, chiede l’attenzione delle Istituzioni, anche prima delle emergenze, e denuncia gli abusi e si batte per i propri diritti, dimostrando di amare il territorio come se fosse la propria casa: un vero bene comune.

Inizia così l’appello #NonSonoAngeli che da qualche giorno circola sui social e sul web e che su Facebook ha già raccolto quasi un migliaio di adesioni tra giornalisti, media, associazioni e cittadini. L’appello nasce da un’idea di Nino Santomartino e Marco Binotto, due comunicatori sociali, e da un gruppo di giornalisti sociali e operatori del non profit stanchi della solita retorica sugli ‘angeli del fango’. Come si legge nell’appello, definire ‘angeli’ dei cittadini attivi e responsabili non fa altro che “mitizzarli, trasformarli in qualcosa di eccezionale, di quasi divino”. Ma lasciamo che a spiegarci meglio il senso di questa campagna sia proprio Nino Santomartino…

Chi conosce te e Marco Binotto sa che non siete nuovi a questo tipo di iniziative. A gennaio, ad esempio, avete lanciato la campagna “Diventa partito, conviene!” (ne avevo parlato qui) che ha avuto un certo successo e ha contribuito alla modifica della legge sul finanziamento ai partiti. Quale è l’obiettivo di questa nuova campagna?

Sensibilizzare i giornalisti e i media in generale a non usare la retorica quando si parla di volontariato o solidarietà. Vorremmo che ci aiutassero a raccontare il volontariato, la solidarietà e qualsiasi altra forma di aiuto reciproco, per quello che sono, non soltanto attraverso titoli e slogan. Oltre a questo, la campagna potrebbe avere come risultato anche quello di favorire il dialogo tra il mondo dell’informazione, per così dire mainstream, e il mondo della comunicazione del non profit.

La campagna è stato lanciata via social network e in particolare su Facebook. Come l’avete articolata e perché avete subito pensato alla comunicazione social?

Perché è virale e ha un alto potenziale di coinvolgimento. Oggi la comunicazione sui social ti permette di raggiungere molte persone (quasi tutti hanno un account Facebook o Twitter). Per continuare nella metafora, è un tipo di comunicazione che si presta molto a “contagiare” qualsiasi tipo di persona: giovane, meno giovane, impegnato nel volontariato, ecc.

Tra i post e i commenti pubblicati sulla pagina Facebook della campagna si leggono anche belle testimonianze di volontari e cittadini. La campagna sta cioè generando anche una sorta di storytelling spontaneo, di narrazione sul volontariato e la solidarietà. Ci puoi raccontare qualcuna di queste testimonianze?

Molto bella è quella di Saverio Zeni. L’abbiamo segnalata anche con un banner. “Neanche quando ho donato il mio tempo a soli 14 anni per la ricostruzione in Friuli, ed ho ricevuto tanto di più dai friulani di quanto abbia donato. #nonerouneroe quando sono partito per l’Irpinia con solo il mio sacco a pelo a prestare soccorso in un palazzo di 5 piani completamente raso al suolo. #noneravamoeroi ma volontari del Crs (Centro Radio Soccorso) di Borgo San Lorenzo, animati dalla volontà di fare qualcosa per gli altri inconsapevoli di stare a costruire quello che oggi si chiama Protezione Civile. Io ho dato il mio piccolo contributo ma è niente a quanto, invece, mi è tornato in soddisfazione e consapevolezza. Quella stessa soddisfazione che vedo negli occhi di quei cittadini attivi che in questo periodo stanno donando la loro opera”.
Quella di Massimo Coen Cagli che scrive “il giorno dopo il terremoto dell’Irpinia (1980) sono partito e non ho mai voluto essere un angelo. Anzi ho sempre voluto essere un cittadino attivo”. E poi Mirko Panichi, “nel ’66 mio babbo a Firenze è stato chiamato Angelo del Fango ma appunto era un giovane come quelli di oggi che semplicemente si è dato da fare per aiutare chi in quei giorni aveva perso tutto. Forse all’epoca poteva trattarsi davvero di un evento straordinario di solidarietà… ma erano uomini e donne, non angeli”.

Come si può vedere anche dalla pagina Facebook, #NonSonoAngeli sta avendo un grande successo. Quante adesioni avete ricevuto ad oggi? Quale è stata la risposta dei media e delle associazioni?

Al momento in cui stiamo scrivendo, stiamo andando verso i 1000 ‘mi piace’ sulla pagina Facebook (in una sola settimana), abbiamo oltre 100 adesioni personali, hanno aderito oltre 15 associazioni (locali e nazionali) e stanno cominciando ad arrivare anche le adesioni di giornalisti che lavorano per testate nazionali, come Gianluca Nicoletti che ha parlato di #nonsonoangeli in “Un minuto #obliquamente” su La Stampa.

Immagino che #NonSonoAngeli non si fermerà qui. Avete in mente qualche altra idea? Quali saranno i prossimi passi?

No, non lo so sinceramente quale sarà il prossimo passo. Quando abbiamo concluso la campagna #diventapartito, che è stata anche quella una bellissima esperienza e soprattutto ha raggiunto ben due obiettivi tra quelli che indicavamo come possibili, non sapevamo assolutamente che poi avremmo intrapreso l’avventura di #nonsonoangeli. Di certo, posso dire, credo anche a nome di Marco, che qualsiasi passo faremo sarà sempre nella direzione di promuovere un nuovo modello di comunicazione sociale che, tra i suoi molteplici possibili obiettivi, abbia anche quello di raccontare il volontariato e la solidarietà per quello che sono e al di là delle singole associazioni e dei singoli temi; di ottenere sempre, in ogni singola iniziativa, un segno di cambiamento; di farlo con uno spirito nuovo, di farlo in maniera ‘integrata’, non solo relativamente ai mezzi e alle tecniche, ma a partire dalle stesse persone che si occupano di comunicazione nel non profit, con un sistema di relazioni che favorisca il confronto tra di loro e con chi proviene tra realtà diverse, con la stessa passione che contraddistingue quei volontari di cui parliamo.

 

Licenza Creative Commons
Cittadini di Twitter è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Livornese ma a Pisa devo i miei studi in storia moderna. Lavoro all’Ufficio Comunicazione di Cesvot – Centro Servizi Volontariato Toscana. Il non profit e la comunicazione digitale sono da sempre la mia passione. Mi trovate anche su Telegram con il canale @SocialPositiveNews.

Leave A Reply


*