Da qualche giorno è online “Morire in carcere”, una timeline multimediale che, in modo semplice e immediato, restituisce nomi, storie, dignità ai 92 detenuti morti nelle prigioni toscane dal 2002 ad oggi. Il progetto è promosso dal laboratorio perUnaltracittà e dal giornale l’Altracittà e nasce da un’idea di Cristiano Lucchi, giornalista e mediattivista fiorentino.

Per costruire la timeline Cristiano Lucchi ha utilizzato il rapporto di Orizzonti Ristretti, la rivista edita nel carcere di Padova, che riprendendo i dati da fonti indipendenti e dal Ministero della Giustizia offre un monitoraggio puntuale delle morti in carcere (2.313 dal 2000).

Si tratta di un bel progetto di open data su un tema di cui si parla ancora poco e soprattutto rispetto al quale non si fa nulla. Basta scorrere la timeline per rendersene conto.Nei 18 istituiti di pena toscani, in cui sono recluse 3.647 persone (3.507 uomini e 140 donne; 1.841 stranieri), il record di decessi spetta alle carceri fiorentine (37 morti dal 2002), seguono Livorno (22), Pisa e Prato (11). Unico record positivo è Arezzo con nessun decesso.

Scorrendo la barra temporale leggiamo i nomi e l’età dei detenuti morti e in una scheda sono riportati luogo e causa della morte. Per i decessi avvenuti dal 2013 in poi sono riportati anche stralci di giornali e agenzie con la notizia della morte.
L’ultimo aggiornamento risale al 29 giugno 2014. Si tratta di Adil Eddyrhoussi, cittadino marocchino di  33 anni. Era in attesa di giudizio (come molti dei detenuti italiani) ed è morto nel carcere di Firenze inalando il gas butano della bomboletta che teneva in cella. Il suicidio per inalazione di gas è, infatti, una delle cause più frequenti di morte in carcere.

Dei 92 detenuti morti in Toscana – è bene sottolinearlo – 53 sono suicidi perché purtroppo in Italia “di carcere si muore”. Come scrive Cristiano Lucchi, “ogni anno tra i 50 e i 60 detenuti si suicidano in Toscana nell’indifferenza dei più, finiscono in una breve sui giornali e spesso non hanno neanche un nome, un volto, una storia. Si tratta di persone morte a causa di fattori ambientali legati non tanto alla dimensione del carcere, ma piuttosto alla condizione di vita al di fuori della legalità in cui versano le galere italiane. Cause principali di questa tremenda situazione sono il sovraffollamento, la mancanza di misure alternative decenti, leggi che, come quella sulle droghe, hanno dopato – inutilmente – la densità delle celle come mai nella storia italiana”.

“Morire in carcere” è un osservatorio online sulle morti nelle carceri toscane ma anche un lungo e drammatico racconto che gli animatori del progetto invitano a condividere e a promuovere. La timeline può essere ripresa, gratuitamente e senza nessun tipo di autorizzazione, da gruppi, associazioni, testate di informazione locale che gestiscono un sito e vogliono rappresentare ai propri lettori la tragedia che colpisce i detenuti toscani. Basta inserire un link all’indirizzo internet che la ospita (http://bit.ly/morteincarcereintoscana) oppure richiedere il codice html all’indirizzo info@perunaltracitta.org

 

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Livornese ma a Pisa devo i miei studi in storia moderna. Lavoro all’Ufficio Comunicazione di Cesvot – Centro Servizi Volontariato Toscana. Il non profit e la comunicazione digitale sono da sempre la mia passione. Mi trovate anche su Telegram con il canale @SocialPositiveNews.

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