Sono nati in occasione del terremoto in Nepal, sono 25 medici tra i 26 e i 55 anni e usano Twitter per promuovere azioni di solidarietà. Sono i #MedicisuTwitter, un gruppo di attivisti digitali che coniugano la loro esperienza di medici con la passione per il sociale e il volontariato. Li ho scoperti per caso, in occasione dell’emergenza rifugiati a Ponte Mammolo a Roma: il loro tweet che chiedeva a Decathlon di donare tende per i rifugiati ha fatto il giro della rete. Dopo poche ore Decathlon ha fatto arrivare a Ponte Mammolo 4 tende per i profughi e da lì è partita una catena di solidarietà: vestiti, bottiglie d’acqua, cibo, materiale sanitario di prima necessità.
 Per conoscerli meglio ho contattato Gianluca, alias @DottorWatson, e subito gli ho chiesto perché hanno scelto Twitter e non, ad esempio, Facebook, social assai più frequentato. “Non è stata una vera e propria scelta – risponde Gianluca – Medici su Twitter nasce da un confronto fra medici che si sono conosciuti e si conoscono su Twitter. Quasi nessuno di noi è iscritto a Facebook. E poi l’immediatezza di Twitter è imbattibile, si raggiunge chi si vuole, con un messaggio e un clic. Su Facebook, invece, tutto è molto più lento e dispersivo. Siamo pragmatici, ci attiviamo in emergenza e l’hashtag #MedicisuTwitter per questo tipo di attività va benissimo ma stiamo pensando anche a lanciare un account dedicato. Dobbiamo tirare un po’ il fiato e organizzarci perché da quando siamo partiti non abbiamo avuto un momento di tregua!”.

#MedicisuTwitter, oltre ad attivarsi in azioni di solidarietà e situazioni di emergenza, è un gruppo di medici che offre via Twitter consigli, interpretazione referti, indicazioni di strutture a cui rivolgersi, chiedendo in cambio una donazione di almeno 2 euro a una qualsiasi associazione di volontariato. Come mi spiega Gianluca, “sono molte le persone che quando vanno dal medico non fanno le domande che vorrebbero e quindi poi chiedono a noi. Ovviamente noi non prescriviamo farmaci, sarebbe impossibile. Cerchiamo di capire il problema e suggerire l’azione migliore. Sostanzialmente rassicuriamo, indirizziamo, confortiamo”.

Poi con il terremoto in Nepal qualcosa è cambiato. “Ci siamo chiesti come potevamo essere utili a distanza a quanti in quel momento si stava prodigando per i soccorsi. Così – continua Gianluca – abbiamo detto a Medici Senza Frontiere che avremmo sollecitato i nostri follower a sostenere il fondo emergenze. Abbiamo comunicato che avremmo chiesto un contributo (che rimaneva volontario) di 2 euro per ogni consiglio richiesto. Ovviamente era una comunicazione simbolica, perché si sono scatenati tutti con le donazioni spontaneamente. Vista la risposta positiva, avevamo deciso che una settimana al mese l’avremmo dedicata al sostegno di una Ong e, invece, si è presentata la terribile vicenda di Ponte Mammolo”. 

Grazie ai tweet di #MedicisuTwitter è partita una grande mobilitazione per i profughi di Ponte Mammolo. “La risposta generosa dei nostri followers, le centinaia di persone che sono andate sul posto a portare qualsiasi genere di conforto, aiuto. Ecco, quella risposta così totale, decisa, empatica, ci ha commosso”. A far scattare questo grande moto di solidarietà è stato, secondo Gianluca-Dottor Watson, l’aver mostrato i profughi, per quel che sono: persone che, come tutti, hanno bisogno di dormire, bere, mangiare. Non numeri ma persone.

Tweet dopo tweet “si è innescato un circolo virtuoso di solidarietà. Scherzando dicevamo che noi volevamo essere ‘il Twitter che ama’, contrapposto ai cosiddetti ‘haters’ che usano i social solo per urlare contro gli altri, per esternare negatività. E in tanti ci hanno seguiti e ci seguono in questa strada. Presi in mezzo dalle urla dei politici in tv, dai social che grondano razzismo, fascismo e odio indistinto, molta gente ha bisogno di aggregarsi e unirsi a chi non vuol cedere a tutto questo. E così si è creata una rete solidale che si muove, segnala, raccoglie e aiuta concretamente”.  

Una rete solidale fatta di cittadini, associazioni e aziende. Con decine di tweet #MedicisuTwitter hanno subito cercato di coinvolgere le aziende, le uniche in grado di offrire beni di prima necessità rapidamente e in numero consistente. Così alle tende di Decathlon sono seguite le bottiglie di Acqua Maniva e poi le donazioni di Conad e dei clienti Coop. ”Ecco cosa facciamo su Twitter: facciamo rete, cerchiamo di solidarizzare sperando in un contagio di idee e azioni positive. Finora – continua Gianluca – la risposta è stata sorprendente e speriamo quindi anche in futuro di poter essere utili per qualche buona causa”.

E un’altra buona causa è arrivata: dopo Ponte Mammolo, ecco che #MedicisuTwitter si sono attivati per il Centro di accoglienza Baobab di Roma chiedendo aiuto via Twitter a cittadini e aziende. Anche in questo caso, dice Gianluca, “cittadini e aziende hanno risposto e supplito totalmente alla sconcertante assenza delle istituzioni”. Coldiretti ha portato frutta, Sloggy ha fornito indumenti intimi e poi tanti cittadini fanno la spesa e la portano al centro. Ma l’emergenza continua e c’è bisogno di tutto e tutti. E’ di ieri questo tweet di @DottorWatson:

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Livornese ma a Pisa devo i miei studi in storia moderna. Lavoro all’Ufficio Comunicazione di Cesvot – Centro Servizi Volontariato Toscana. Il non profit e la comunicazione digitale sono da sempre la mia passione. Mi trovate anche su Telegram con il canale @SocialPositiveNews.

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