In 180 paesi del mondo essere un blogger, o meglio un cyber-dissidente, significa rischiare la prigione, addirittura la vita. Secondo l’ultimo World Press Freedom Index 2014 di Reporters sans frontiers sono almeno 300 i giornalisti, attivisti e blogger arrestati in uno di questi paesi. Solo in Vietnam ad oggi sono 34 i blogger rinchiusi in carcere.

Se raccontare con un tweet quanto accade nel proprio paese o scrivere un post contro il governo può significare prigione, tortura, morte, non dobbiamo dimenticare che proprio la rete e ai social network molto possono fare per difendere la libertà di informazione e la vita di molti attivisti. Penso alle campagne su Twitter #BloggingIsNotACrime e #FreeZone9Bloggers, alle mobilitazioni promosse da organizzazioni come Amnesty International in occasione dei recenti arresti del blogger saudita Raif Badawi e di Nabeel Rajab, attivista del Bahrain incarcerato per un tweet anti-governativo.
Un ruolo fondamentale nella difesa della libertà di espressione e di informazione è svolto dalle piattaforme di citizen journalism (giornalismo partecipativo) che, con il contributo di cittadini e organizzazioni della società civile, diffondono notizie spesso ignorate dai cosiddetti mainstream media.

logo Global VoicesUna delle più interessanti è Global Voices, rete internazionale di blogger, traduttori e cittadini-reporter volontari che, come scrivono nel Manifesto del progetto, credono “nella libertà d’espressione: nella difesa del diritto a parlare, e anche ad ascoltare, nell’accesso universale agli strumenti di discussione”. Scopo di Global Voices è selezionare, tradurre e pubblicare online “notizie e informazioni presenti nella varietà della blogosfera, dall’Afghanistan allo Zimbabwe, con una speciale attenzione alle voci non occidentali e sottorappresentate nei media tradizionali”.
Fondato nel 2004 da Ethan Zuckerman e Rebecca MacKinnon nel dicembre del 2004 a seguito di un convegno internazionale di blogger, nell’estate 2008 Global Voices è diventato ente non profit registrato ad Amsterdam. Oggi collaborano al progetto circa 1200 volontari, tra blogger, traduttori, coordinatori, esperti informatici, e la piattaforma web, con oltre 80mila post e una media di 300mila visite uniche al mese, è disponibile in 36 lingue e idiomi, tra cui l’italiano.

Global Voices Italia conta 30-40 collaboratori volontari, residenti in Italia o all’estero, e registra ogni giorno 10mila accessi. Editor della redazione italiana sono Marisa Petricca (esperta di censura e diritti umani in Cina, vive attualmente a Shanghai) e Annalisa Merelli (esperta di condizione femminile e sanità pubblica in Italia e India, giornalista per Quartz a New York) che ho raggiunto via email, visti anche i problemi di fuso orario!
A Marisa e Annalisa ho subito chiesto i motivi di una scelta che mi ha molto colpita: perchè non produrre contenuti di prima mano ma aggregare e rilanciare contenuti prodotti da altri. “I contenuti originali di Global Voices sono proprio quelli aggregati: la finalità del sito è quella di riportare le posizioni dei citizen journalist su particolari argomenti, quindi il nostro focus prevede che si riportino post, tweet e altro che possano permettere di conoscere e comprendere la posizione dei netizen. La nostra rete di collaboratori – continuano Marisa e Annalisa – conta cittadini semplici, attivisti, giornalisti professionisti ed esperti legali o in altri campi. Le informazioni vengono visionate e controllate dalla rete di editor e coordinatori che ne valuta la veridicità e l’autenticità.”

Global Voices è molto attenta alle piccole comunità marginalizzate che non riescono a fare uscire la propria voce dai confini del territorio in cui vivono, tanto che ha lanciato il progetto RisingVoices che, spiegano Marisa e Annalisa, “offre alle comunità marginalizzate dai mainstream media un partner che finanzia iniziative locali di citizen journalism con l’uso dei microgrant, fornisce un training sulle piattaforme​ e gli strumenti digitali e favorisce la partecipazione attiva delle comunità, che possono ​poi continuare o ​replicare le iniziative anche per conto loro. Ogni anno lanciamo un concorso aperto a chiunque voglia proporre ​progetti e quindi selezionamo le proposte e le più meritevoli ottengono un finanziamento. I risultati vengono poi raccontati nel sito dedicato e spesso vengono ripresi da media locali che gli danno ulteriore visibilità”.

censura russiaUno degli scopi di Global Voices è “difendere la libertà di espressione nel mondo e tutelare il diritto dei citizen journalist a raccontare eventi ed esprimere opinioni senza timore di persecuzioni o censure”.
Sul sito vengono costantemente diffuse notizie sui blogger perseguitati, sul rispetto dei diritti umani e della libertà di espressione che, precisano Marisa e Annalisa, “è sempre più spesso messa in pericolo, non solo in paesi lontani, ma anche nella nostra Europa (vedi recenti attentati di Parigi) ma la rete e le persone possono fare la differenza tramite l’uso di campagne online, hashtag virali e cond​ivisioni. Tramite Global Voices Advocacy,​ ci occupiamo di blogger e attivisti che sono attualmente in prigione o di cui non si hanno notizie. Continuiamo a scrivere articoli su di loro, sul loro ​paese di appartenenza e sulle novità politiche in corso per non far mai spegnere la fiamma della loro voce”.
E la Russia è uno dei paesi in cui più forte è la censura e la repressione degli attivisti, “i nostri colleghi di lingua russa – concludono Marisa e Annalisa – con la rubrica Runet Echo ci aggiornano continuamente sugli attacchi alla libertà di espressione in atto nel loro paese”.

Global Voices vive grazie al lavoro volontario ed è continuamente alla ricerca di collaboratori, in particolare traduttori. Qui tutte le informazioni per collaborare. Forza, che aspettate?

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Livornese ma a Pisa devo i miei studi in storia moderna. Lavoro all’Ufficio Comunicazione di Cesvot – Centro Servizi Volontariato Toscana. Il non profit e la comunicazione digitale sono da sempre la mia passione. Mi trovate anche su Telegram con il canale @SocialPositiveNews.

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