Sono sempre più le associazioni di volontariato che si attrezzano per migliorare la propria capacità di comunicare a donatori, volontari, cittadini. Per un’associazione, soprattutto se piccola, sviluppare strumenti di comunicazione interna ed esterna è impresa spesso faticosa: occorrono risorse umane e finanziarie, ma anche la consapevolezza che il volontariato ha bisogno di buona comunicazione per sviluppare e diffondere il proprio “saper fare”, buona comunicazione che deve venire innanzitutto dalle stesse associazioni. Un ruolo importante nello sviluppo di questa consapevolezza e nella capacità di comunicare delle associazioni lo svolgono senz’altro i Centri di Servizio per il Volontariato (Csv), nati proprio per sostenere le attività delle organizzazioni di volontariato, dalla progettazione alla formazione, dalla promozione alla comunicazione.

I Csv in Italia sono 78, distribuiti su tutto il territorio nazionale, la gran parte dei quali è organizzata su base provinciale (8 sono regionali, tra cui la Toscana). Istituiti negli anni ’90 con la legge 266 sul volontariato hanno il compito di offrire servizi alle associazioni sul territorio. Csvnet, il Coordinamento nazionale dei Csv, pubblica ogni anno un report che fotografa l’attività dei Centri. Nell’ultimo rapporto di Csvnet sono raccolti dati e informazioni molto interessanti sull’attività di comunicazione dei Csv che, proprio per il ruolo che svolgono, si sviluppa su due livelli: da un lato, i Csv hanno il compito di diffondere la cultura della solidarietà e promuovere il lavoro delle associazioni, dall’altro svolgono un’attività di comunicazione più istituzionale, volta soprattutto ad informare le associazioni dei servizi loro dedicati.

dati_csvnetDal rapporto di Csvnet risulta che il 10% delle consulenze erogate alle associazioni dai Centri di servizio per il volontariato riguarda proprio la comunicazione, ad esempio per la definizione di piani di comunicazione, l’organizzazione di un ufficio stampa, la promozione di particolari eventi. Nel 2013 i Csv hanno organizzato 122 iniziative dedicate alla comunicazione per 1505 ore di formazione, tra cui formazione a distanza, webinar e laboratori in blended learning, a cui hanno partecipato 2522 persone. Complessivamente i Csv hanno erogato 24.224 servizi di comunicazione (dato in crescita del 14% rispetto al 2012), di cui 19.406 a benificio di 8.162 organizzazioni di volontariato.

Per quanto riguarda i servizi più richiesti, secondo il report di Csvnet le associazioni si rivolgono ai Csv soprattutto per la redazione di newsletter e comunicati stampa, per l’acquisto di spazi su carta stampata e radio, per l’elaborazione grafica e la stampa di materiale promozionale.

Ma veniamo alla comunicazione istituzionale dei Csv. Come comunicano questi enti creati proprio per sostenere il volontariato? Comunicati stampa e rubriche su carta stampata, radio e tv rappresentano gli strumenti di comunicazione più usati dai Csv, ai quali si affiancano strumenti più diretti all’utenza, come numero verde (24 Csv su 77), Carta dei Servizi (redatta da 53 Csv) che l’89% dei Csv pubblica sul proprio sito web, e Bilancio di Missione (46 Csv), nell’85% dei casi pubblicato online.

E la comunicazione online? Per i Csv la comunicazione online è innanzitutto sito internet e newsletter: tutti i Centri di Servizio per il Volontariato hanno un sito web (di cui il 60% è accessibile), con un totale di accessi registrati nel corso del 2013 pari a 6.261.992 (una media di circa 81.324 accessi per centro). Il 94% ha una newsletter, settimanale (52%) o quindicinale (26%), che nell’ultimo anno ha raggiunto complessivamente 145.894 utenti.

Per quanto riguarda i social network, Facebook è il social più usato: il 90% dei Csv ha un profilo o una pagina Facebook che nel 67% dei casi sono stati aperti tra il 2009 e il 2012. Tuttavia ancora pochi Csv aggiornano quotidianamente il proprio profilo Facebook: secondo i dati raccolti da Csvnet, i Csv pubblicano su Facebook una media di tre post a settimana. Complessivamente i profili e le pagine Facebook dei Csv totalizzano 111.871 amici e 57.059 mi piace.

L’uso di Twitter, invece, è meno diffuso e più recente: i profili sono attivi mediamente dal 2011 e solo 28 Csv (36%) hanno un account. La media dei tweet pubblicati è 12 a settimana e 8.872 sono i follower complessivi (con una media di 316 follower per Csv). Sale un po’ di più il numero di Csv dotati di un canale Youtube (44 Csv, 57%), con 760 video totali caricati nel 2013 (16 per ciascuno in media) per 249.951 visualizzazioni complessive. Infine, risultano ancora pochissimo utilizzati social come Linkedin 5%, Pinterest 2%, Flickr 18%, Google Plus 9%.

Rispetto all’uso dei social, la gran parte dei Csv li usa per promuovere i propri servizi e attività ma non solo: i social vengono usati anche come strumento di comunicazione e contatto diretto con gli utenti, nell’86% dei casi, infatti, l’utente può interagire con il Csv via social.

Se confrontiamo i dati del report di Csvnet con l’indagine sulla comunicazione dei Centri di servizio per il volontariato condotta nel 2011 da Gaia Peruzzi dell’Università La Sapienza di Roma (La comunicazione al centro, Cesvot “I Quaderni”, 2012), notiamo che proprio in questi ultimi 3-4 anni la capacità di comunicazione dei Csv è cresciuta, soprattutto rispetto al web e ai social media. Nel 2011 l’indagine di Gaia Peruzzi rilevava come gli strumenti di comunicazione più utilizzati dai Csv fossero nell’ordine: sito internet, newsletter e email, telefono, periodici e i social network venivano prima solo di fax e circolari. Il modesto uso dei social era dovuto, secondo gli operatori intervistati, soprattutto da una mancanza di risorse in termini di tempo e di personale.

D’altra parte concludeva Gaia Peruzzi nella sua indagine, “non è un caso che, fra tutti i servizi erogati, quelli che i Centri evidentemente faticano a implementare sono l’uso dei social network e le pratiche di dialogo e di interattività con i cittadini: criticità, come è noto, diffuse nella comunicazione della pubblica amministrazione. La difficoltà ad aprirsi, ad attrarre e a coinvolgere pubblici altri rispetto ai destinatari tradizionali (le associazioni di volontariato e di promozione sociale), evoca invece uno dei problemi classici della comunicazione sociale: l’autoreferenzialità”.

 

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Livornese ma a Pisa devo i miei studi in storia moderna. Lavoro all’Ufficio Comunicazione di Cesvot – Centro Servizi Volontariato Toscana. Il non profit e la comunicazione digitale sono da sempre la mia passione. Mi trovate anche su Telegram con il canale @SocialPositiveNews.

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