A tutte le età, in tutte le epoche, a ogni angolo del pianeta, l’uomo si affanna alla ricerca della felicità. Tenta di smascherarla, di comprenderla e, se possibile, di farla sua.

A Settembre è cominciato per i ragazzi di unblogdiclasse® un percorso di studio di questo complesso tema, in parallelo all’uscita dell’ultimo libro di Armando Massarenti, Istruzioni per rendersi felici.

Ha avuto inizio un’indagine articolata in lettura, recensione e incontro con l’autore, da poco conclusa con la proiezione del film L’arte della Felicità (2013) di Alessandro Rak (cfr. anche il lesson plan di @RaiScuola http://www.raiscuola.rai.it/lezione/felicit%C3%A0-va-cercando-ch%C3%A8-s%C3%AC-cara/1619/default.aspx).

Conclusa, è bene specificare, solo su piano scolastico, visto e considerato che la definizione di “felicità” resta abbastanza evanescente.

 

Nel capitolo introduttivo di Istruzioni per rendersi felici, si cita il filosofo romano Seneca affermando che quando si tratta di svelare la ricetta della felicità tutti “hanno la vista annebbiata”.

L’exploit senecano non è lasciato al caso. Verso la metà del libro è impossibile non accorgersi della somiglianza con le Epistulae Morales ad Lucilium: è soltanto cambiato l’oggetto di quei piccoli trattati. Nella misura in cui Seneca metteva in luce l’importanza della Morale Stoica – vuoi per la follia di Nerone o per altro – con le lettere a Lucilio, oggi Massarenti spiega che abbiamo più che mai bisogno di Felicità. A conferma di ciò, il libro è recentemente giunto alla terza ristampa.

Entriamo nel merito e discutiamo, ad esempio, la formula di Lucrezio e degli epicurei che rintracciavano la felicità nel piacere. O meglio nell’assenza del dolore. Per loro era semplice: se la felicità era connessa al piacere, risultava inutile aspirare a piaceri inestinguibili.

Morigeratezza, that’s the way.

Altrimenti, confidiamo nelle Tusculanae Disputationes,in cui Cicerone sentenzia che compiere il bene di qualcuno giova anche al mittente.

Facciamo un passo indietro – forse più di uno – fino a Platone. Ci accorgeremo di essere davvero felici solo quando l’auriga del nostro animo saprà imbrigliare le emozioni con le redini del lògos. Ma è impossibile restare sempre freddi, lucidi, controllati, e anche Platone ne è ben cosciente. Non per altro descriveva l’Eros come un demone.

Concludiamo questa dissertazione con la soluzione di Marco Aurelio. Poiché “vivere è un’arte che assomiglia più alla lotta che alla danza”, l’imperatore romano era solito sorvolare il mondo con la mente, vedendo e osservando tutto dall’alto senza che nulla lo turbasse.

Abbiamo scorso soltanto alcune delle numerose “istruzioni” raccolte e discusse da Massarenti: sembra essercene per tutti i gusti. Probabilmente sì, eppure qualcuno potrebbe non avere le idee del tutto chiare.

 

Rimanendo in tema, il 3 Dicembre 2014 è stata presentata la Graphic Novel di L’arte della Felicità, film diretto Alessandro Rak nel 2013. L’opera si apre con uno stoico gabbiano che vola attraverso una tempesta – che non sia proprio un richiamo all’imperatore-filosofo? – ed è interessante vedere come il volatile ci conduca nell’abitacolo di un taxi napoletano. Anzi ad osservare la routine all’interno del mezzo.

Ogni passeggero ha una propria storia, una propria fenomenologia della felicità. La macchina, il tassista in particolare, diventano ricettacolo delle più disparate opinioni sul tema. Ciascuno racconta di sé: si tratta del relativismo umano, no?

È un po’ come nell’amore. Chiedete a Michela Marzano,cercate tra le pagine di “L’amore è tutto: è tutto ciò che so dell’amore”. Non si può parlare d’amore senza partire dal sé, senza fare riferimento alla propria esperienza. Dopotutto di libri, film, trattazioni a tematica amorosa ce ne sono veramente tanti.

Sussiste questo strano collegamento tra Amore e Felicità, al di là dei romanticismi. Forse si può parlare di amore in tante forme quante ne possiede la felicità. Se la felicità è filosofia, allora è amore per la conoscenza. Se la felicità è il bene comune, allora è amore per il prossimo.

A ben vedere, quando manca l’amore lato sensu, la felicità marcisce e collassa su se stessa.

Basti pensare, nel film, allo sfogo che accompagna un momento di solitudine del protagonista alla guida del taxi. Bando al buonismo, viene spontaneo chiedersi con che coraggio gli egoisti si lamentino. Non provano amore e sono i primi responsabili di ciò che nel mondo non gira nel verso giusto. Sono vittime di loro stessi, illudendosi di vivere avulsi dagli altri.

Al loro egoismo consegue sofferenza.

Avrebbe tanto da dire Schopenhauer. Lo dimostra l’elemento musicale all’interno del film, quella musica che per lui sarebbe continuata ad esistere anche dopo la fine del mondo.

Ad ogni modo, più si studia, si analizza, si tenta di mettere a nudo la felicità è più si giunge alla conclusione suggerita anche dal film di Rak.

L’arte della felicità è un segreto. Ciascuno ne è custode, nessuno può svelarlo. Chissà se poi ci piacerebbe quello che scopriremmo.

Forse – per fortuna o per disgrazia – rimarrà tale fino alla fine dei tempi.

 

Testo di @iomichiamoG

Supervisione @isalnghirami

Editing @nuppolina

 

 

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FRANCESCA CECCONI

Co-fondatrice cittadiniditwitter.it Social media strategist - teams coordinator / Copywriting e content editor / Formazione - Digital coach / PR e management eventi

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