Alice Guerrini (@alice_guerrini) di unblogdiclasse® (@unblogdiclasse) ha intervistato via Twitter l’autore Riccardo Gazzaniga (@ricgazza): ecco il racconto con le sue parole.

blogLa sera di mercoledì 12 novembre, prima di partire per l’emozionante avventura ai LibrInnovando 2014, ho avuto l’onore di intervistare su Twitter Riccardo Gazzaniga, vincitore della XXV edizione del Premio Calvino con A viso coperto (Einaudi Stile Libero, 2013).

Il progetto – nel consueto format previsto da unblogdiclasse® – è iniziato nella primavera del 2014, con la lettura e la recensione del romanzo sia da parte mia che dei ragazzi del blog, e l’intervista su Twitter (#avisocoperto) ne ha costituito la prima, seppur provvisoria, conclusione.

Qui lo Storify. 

Per me é stato amore a prima vista, perchéA viso coperto è un romanzo che entra nel cuore. Un libro indimenticabile per chi ama il calcio eche influenzerà ogni mio futuro pensiero sugli ultràei poliziotti che lavorano nell’ambito dell’ordine pubblico. I “celerini”, come vengono chiamati con un soprannome che loro, però, sentono dispregiativo.

Nel libro due schieramenti si danno battaglia come tanto tempo prima era successo alle Termopili con il re Leonida e i prodi spartani. Qui tuttavia non c’è chi vince o chi perde, esiste solo l’appartenenza: o sei sbirro o sei ultrà.

Riccardo Gazzaniga è nato nel 1976 a Genova e attualmente lavora come Sovrintendente di Polizia presso la caserma di Bolzaneto. Per quanto ho letto dell’autore nelle interviste e nel materiale raccolto, l’ho immaginato molto vicino a uno dei poliziotti del romanzo, Nicola Vivaldi. Chiedo a Riccardo se questa impressione sia fondata e lui ammette questo rapporto “privilegiato” con Nicola. “Senza dubbio riflette il mio modo di vedere il lavoro, mentre scrivevo Nicola è stato una sorta di bussola in un mare in tempesta. Ma io sono in tutti loro”.

Io chiedo: come può un uomo uccidere un suo fratello? cantava Guccini. Ce lo chiediamo anche noi. In un mondo di così grandi violenze, dove si bisogna dimostrare forza e coraggio a ogni costo, è concesso avere paura?”Ovviamente sì. Anzi il confronto con la paura aiuta a non commettere danni irreparabili. In fondo chi non prova paura è soltanto un incosciente”.

Da juventina sfegatata rimango stupita dalla descrizione della tragedia dell’Heysel:“Boniperti chiese immediatamente la sospensione della partita, ma nessuno lo ascoltò”.Domando all’autore se queste parole siano state scritte per completezza di cronaca o in virtù della sua fede calcistica, Anche Riccardo, come me, tifa Juventus.”L’ho scritto per rappresentare l’impossibilità di fermarsi anche di fronte alla morte. Lo spettacolo che deve continuare. L’Heysel fu una sorta di spartiacque per l’Italia calcistica, ma anche per l’Europa”.

È quasi spontaneo domandargli se sia più difficile contenere un gruppo di ultrà o scrivere un libro.“Un servizio di ordine pubblico dura qualche ora, ma scrivere un libro è come scalare una montagna: puoi perdere la via, smarrirti in una bufera e dover rinunciare”.

Riccardo ci dice di aver affrontato molte esperienze intense, a causa del suo lavoro. Alcune le ha raccontate nel libro, mentre altre parti della storia sono ispirate a fatti capitati a persone a lui vicine. “Ogni scrittore attinge alle esperienze personali, ma anche all’universo che lo circonda”.

Qual è dunque il pensiero di Riccardo in merito agli ultrà e ai suoi colleghi poliziotti sulla cui convivenza A viso coperto getta luci e ombre?“L’equazione ultrà = delinquente è una comoda semplificazione giornalistica. L’ultrà vive il tifo come militanza attiva, appartenenza al gruppo, momento di fuga e libertà dalle regole quotidiane: poi però ci sono gli scontri. Un confronto, una prova di forza, una violenza quasi codificata. Ma che resta violenza. E la violenza non può essere mai considerata un gioco, un rituale. Non è controllabile e può avere conseguenze tragiche”.

Circondato da così tanta violenza e con un buon successo editoriale si può pensare di abbandonare la vita da poliziotto? Riccardo confessa che sarebbe un sogno per lui vivere di scrittura, dopo diciotto anni di servizio in Polizia. Ma è un sogno irrealizzabile, al momento. “Pochissimi scrittori possono vivere della loro arte. Io ho pubblicato un solo libro. È andato bene, ma dovrò riconfermarmi”.

Alla fine un poliziotto che da anni lavora negli stadi può ancora apprezzare il gioco del calcio? “Il calcio mi piace e lo guardo, ma solo in Tv. Sono troppe le domeniche concesse al lavoro per aver voglia di andare anche allo stadio!”.

Per chiudere l’intervista affronto un punto cruciale del romanzo ovvero il rapporto con le donne. In due universi composti di uomini ed evidentemente maschilisti, come emerge dal racconto, le donne svolgono un ruolo fondamentale, ma appaiono defilate rispetto ai protagonisti maschili. Come angeli custodi vegliano silenziose i loro uomini, travolti da una violenza che potrebbe inghiottirli. Tuttavia restano impotenti di fronte al tragico susseguirsi degli eventi che a tratti sembrano presentire.“Le donne rappresentano la coscienza dei personaggi di A viso coperto e provano a metterli davanti alle loro contraddizioni. Chi le ascolta ha una via di uscita, una speranza di cambiare”.

Ci salutiamo con la promessa di un incontro offline alla biblioteca San Giorgio di Pistoia, un incontro di persona, che romperà la distanza tra scrittore e pubblico. E quel giornopotremo ascoltare anche dal vivo le storie e le emozioni che Riccardo ci ha raccontato nelle sue pagine.

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FRANCESCA CECCONI

Co-fondatrice cittadiniditwitter.it Social media strategist - teams coordinator / Copywriting e content editor / Formazione - Digital coach / PR e management eventi

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