Come nella ben nota campagna pubblicitaria del pneumatico (1998), ci ritroviamo spesso ultimamente a riflettere su cosa voglia dire essere public servant, 3794593934_2d8ba7b350_bservitori pubblici, nell’era della trasparenza e delle case di vetro on line, coi timbri che spariscono dalle scrivanie e con l’opportunità di realizzare amministrazioni aperte e non solo trasparenti.

Siamo comunicatori, innovatori e tecnici chiamati negli enti pubblici a interpretare il cambiamento, perché quando si ‘amministra con’ mancano le regole certe i quadri applicativi, manca la norma.

Ci si ritrova a dover costruire nuove architetture, nuove competenze perché si ha la netta sensazione che la potenza dei dati, della partecipazione civica, della cittadinanza attiva, della sussidiarietà per innovare il Paese, forse non possono nulla senza il controllo.

E per controllo intendiamo qui regole condivise di nuovi processi decisionali e amministrativi, in grado di facilitare i percorsi, dare punti di riferimento, costruire insomma una nuova architettura amministrativa.

Regole condivise in grado di attivare le zone rosse e verdi del diagramma della Democrazia Aperta, per intenderci, ma per davvero.

Come organizzare partenariati, lavorare orizzontalmente, abbattere compartimenti stagni e strutture piramidali, confrontarsi con i cittadini, deliberare con loro … forse non solo una questione di nuove regole, ma anche di nuove competenze che servano a costruirle insieme ai cittadini queste regole.diagramma

La potenza è nulla senza il controllo… divenire ‘potenti’ come civil servants nel 21° secolo significa molte cose, tra tutte l’importanza delle competenze digitali è da un po’ sotto i riflettori, di altre, invece, si discute poco. Anche nel recente crowdsourcing di idee lanciato dal Governo i punti messi sul tavolo, riguardavano altri temi.

Ecco perchè ho trovato molto interessante un ottimo lavoro di analisi sul tema condotto dall’Università di Birmingham. Lo studio è arrivato a queste prime conclusioni:

  • I servizi pubblici del futuro richiederanno la messa in campo di un diverso set di ruoli pubblici;
  • anche i cittadini stanno cambiando;
  • per i futuri dipendenti pubblici le competenze generaliste saranno importanti quanto quelle tecniche;
  • etica e valori stanno cambiando come conseguenza dello spostamento dei confini del servizio pubblico;
  • il lavoro emozionale è destinato a divenire un elemento chiave del futuro servizio pubblico;
  • i tagli al welfare-state (lo studio utilizza il termine ‘perma-austerity’), se da un lato rischiano di inibire, dall’altro funzionano come catalizzatori del cambiamento;
  • i leader-eroi non sono la risposta;
  • molte professioni nel settore pubblico stanno arrivando a queste conclusioni, ma stanno affrontando i problemi in modo non sistemico

Birmin

 

Cliccando sulla foto è possibile consultare il rapporto completo.

 

 

Presto, prestissimo si tratterà di mettere a sistema esperienze ed esigenze che aiutino la vera rivoluzione che tocca alla Pubblica Amministrazione del 21° secolo. In sintesi si tratterà di

  • passare dal governo del sistema al governo delle relazioni (potere)
  • creare nuovi ambiti di relazione e dargli regole (controllo)

In altre parole si tratterà di diventare pubbliche amministrazioni social non solo negli strumenti utilizzati, ma anche nei principi, nelle regole e nelle competenze chiamate a gestirle.

Marieva Favoino (@cpt_giraffe)

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Marieva è giornalista, comunicatrice pubblica, social media manager. Lavora da 15 anni in ambito pubblico, occupandosi di strategie di comunicazione, gestione di processi partecipativi e azioni urbane di innovazione sociale. Si occupa di formazione peer to peer nel Gruppo Uffici Stampa Brianza - FNSI ed è contributor del blog www.wister.it Women for Intelligent and Smart TERritories -Stati Generali dell'Innovazione.

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