Prevenire la corruzione nel settore pubblico e non reprimere illeciti, nell’ottica già illustrata nelle Linee guida in materia di tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti (c.d. whistleblower) del 2015.

Questo l’obiettivo ribadito dall’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) nel “potenziare” attraverso il lancio di un nuovo servizio on line la gestione del whistleblowing, cioè la tutela del dipendente pubblico (il whistleblower) – già prevista in convenzioni internazionali e introdotta in Italia con l’articolo 54 bis del decreto legislativo n. 165/2001, poi modificato da ultimo con la legge n. 179/2017 – che segnali fatti o condotte illeciti “di interesse generale e non individuale”, dei quali sia venuto a conoscenza per ragioni di lavoro.

Una tutela che è, spiegano le Linee guida, nell’interesse dell’ordinamento, perché funzionale a far emergere fenomeni di corruzione e di cattiva gestione.

È di pochi giorni fa l’attivazione di OpenWhistleblowing, la piattaforma dedicata per l’invio ad Anac di segnalazioni non in forma anonima (anche se pure queste, in casi particolari, possono essere prese in considerazione e poi integrate con i dati del segnalante) da parte dei dipendenti pubblici.

La categoria comprende in questo caso non solo chi dipende, sia in regime privatistico che pubblicistico, dalle amministrazioni (PPAA) centrali, dalla scuola, dalla rete del Servizio sanitario nazionale, dagli enti locali, dagli enti pubblici economici e non e da quelli di diritto privato controllati ma, come prevede l’articolo 54 bis, anche lavoratori e collaboratori delle imprese che forniscono beni o servizi o realizzano opere per le PPAA.

All’interno della piattaforma un modulo per la segnalazione articolato in sei passaggi (Segnalazione, Altri soggetti informati, Allegati, Ulteriori informazioni, Identità e Invio) consente di effettuare in sicurezza una segnalazione grazie al protocollo criptato che rende possibile l’interazione e genera un key-code, un codice identificativo unico e non duplicabile, da usare per dialogare in modo impersonale con l’Autorità e seguire lo stato di lavorazione della segnalazione.

Più velocità nel trattare la pratica ma soprattutto più riservatezza sui dati del segnalante, spiega l’Autorità, che è tutelato in modo più incisivo contro il rischio di sanzioni, demansionamento, licenziamento, trasferimento o altri effetti negativi anche grazie alla possibilità di accedere all’applicativo attraverso la rete TOR, che garantisce l’anonimato delle transazioni.

Un’esigenza di rafforzare la tutela sfruttando l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione dei servizi sentita anche da altri soggetti pubblici, come Consip, che ha presentato pochi giorni dopo, il 12 febbraio, la sua piattaforma on line per la gestione tramite un sistema criptato delle segnalazioni al proprio Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza (Rpct) o all’Organo di controllo.

L’Anac, che può applicare sanzioni dirette al datore che violi la normativa di tutela, ricorda agli utenti della piattaforma quello che non può fare: non gestisce segnalazioni da enti privati, non tutela interessi personali – al netto di reati di calunnia o diffamazione perseguiti penalmente – né svolge accertamenti in questo senso, ma in caso di segnalazioni ritenute fondate si attiva contattando il Responsabile anti corruzione dell’ente interessato o invia la segnalazione ad altre autorità competenti, dalla Corte dei Conti all’Autorità giudiziaria.

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Punto ad essere una persona consapevole e partecipe, vivere e contribuire in una comunità che si evolve, e credo che l'informazione sia una leva essenziale di questo sviluppo. In quest'ottica mi sono avvicinata alla comunicazione pubblica, di cui mi occupo come redattrice web. Sono nata e vivo a Roma, cerco di lavorare “al servizio del servizio pubblico”, senza perdere di vista quello che succede intorno.

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