Twitter alleato nella battaglia per ‘salvare’ la lingua italiana. Basta digitare l’hashtag #dilloinitaliano e ci troviamo a scorrere una timeline piena zeppa di domande, proposte, dubbi, precisazioni su termini inglesi comunissimi, che usiamo quotidianamente senza farci più caso, ma che potrebbero tranquillamente cedere il posto agli ‘equivalenti’ in italiano. Cosa direste al posto di startup? Oppure, perché lo hanno chiamato jobsact? #dilloinitaliano è innanzi tutto una petizione, lanciata dalla pubblicitaria Annamaria Testa, per invitare il governo, le amministrazioni pubbliche, i media, le imprese a parlare, un po’ di più in italiano, invece di ricorrere ai rassicuranti anglicismi.

“La lingua italiana è la quarta più studiata al mondo. Parole italiane portano con sé dappertutto la cucina, la musica, il design, la cultura e lo spirito del nostro paese. Invitano ad apprezzarlo, a conoscerlo meglio, a visitarlo”, si legge nel documento pubblicato su www.change.org.  Raggiunte le 70mila firme.

L’Accademia della Crusca, tramite il Presidente Marazzini, non poteva non raccogliere l’invito a condurre una battaglia per sensibilizzare l’opinione pubblica. Lo ha fatto pubblicamente nei giorni scorsi con una lettera inviata a Testa in cui ha scritto che : “ Non vogliamo fare la guerra all’inglese ma rammentare agli italiani che in molti casi esistono parole italiane utilizzabili, comode e trasparenti”. Le prossime tappe proposte dalla Crusca sono la creazione di un sito internet per orientarsi tra parole straniere vecchie e nuove, ormai entrate nel nostro lessico, di cui capire meglio l’uso, il significato e le alternative valide possibili. E poi la creazione di un osservatorio sui ‘neologismi incipienti’, per coinvolgere interlocutori istituzionali e professionali.  Non ci saranno più scuse per dirlo in italiano!

Licenza Creative Commons
Cittadini di Twitter è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.

SUSANNA BAGNOLI

Susanna Bagnoli, giornalista e addetta stampa. Ha iniziato con la radio e la cronaca locale del quotidiano Il Tirreno. Oggi si occupa di comunicazione politica e istituzionale per un gruppo politico del consiglio regionale della Toscana e scrive di lavoro e viaggi per testate giornalistiche on line. Perché twitter? Perché un giornalista non può farne a meno. Perché Cittadini di Twitter? Perché la trasparenza è un diritto.

Leave A Reply


*