Spid, sistema di identità digitale, è lo strumento attraverso il quale dal 19 luglio scorso, dopo l’approvazione dell’emendamento voluto da Riccardo Magi – deputato di +Europa e già segretario dei Radicali – e approvato dal Parlamento, vengono effettuati i referendum online: il passo avanti della democrazia diretta è dunque mutato e quei banchetti che venivano allestiti nel 1974 in occasione del referendum per il divorzio o il quello del 1991 sulla preferenza unica, sono soltanto dei lontani ricordi.

La legalizzazione della cannabis, la tematica sull’eutanasia legale sono soltanto due degli esempi di grande dibattito, a cui l’utente cittadino ha deciso di votare sperimentandone il metodo digitale: per il primo si è arrivati ad oltre 500 mila firme, per il secondo se ne è toccate quasi un milione.
Il successo è stato così incisivo che il sito referendumcannabis.it si è ritrovato un sistema in sovraccarico: l’ultima occasione in cui la partecipazione è stata così forte avvenne nel 2011, referendum che ha visto protagoniste le tematiche dedite all’acqua, al nucleare e al legittimo impedimento.

Giovanni Cominelli, docente di storia e filosofia, giornalista ed esperto di politiche educative afferma in un’intervista per Radio Polis, quali possano essere i rischi e i vantaggi del sistema di identità digitale. Uno di questi, sostiene, riguarda la possibile semplificazione dell’iter legislativo. Ad oggi quello che non sussiste, afferma il docente, è la canalizzazione istituzionale dei cittadini: ciò è dovuto a causa della mancanza di una parte del sistema che riguarda il rapporto diretto tra partiti e cittadini. Lo strumento della Spid Democracy potrebbe consentire un superamento del dialogo tra questi, proiettando gli utenti ad uno scambio diretto con le istituzioni politiche.

Questo comporterebbe dunque un passaggio fondamentale che consiste nel passaggio relazionale fra partiti e cittadini, prima ancora di arrivare alle Istituzioni.

Continua dunque Cominelli: grazie all’avvento dello Spid, per firmare una proposta referendaria, i cittadini che esprimono opinioni, desideri, suggerimenti, non sono più rinchiusi nel recinto vociante dei social nel quale, nonostante le apparenze, esistono solo gli individui non la società.

Lo Spid potrebbe avere la funzione di ridimensionamento del caos che, spesso e volentieri, si diffonde sui social, luogo virtuale dove il più delle volte le opinioni hanno un’impronta populista. Ad esempio, le tematiche toccate come quelle dell’eutanasia, della legalizzazione della marjuana e ancora della tematica sull’aborto, probabilmente se non votate attraverso uno strumento costituzionalmente approvato come quello appena introdotto, sarebbero cascate in conversazioni amplificate da una tecnica comunicativa che Umberto Eco aveva chiamato camere dell’eco: il pericolo dunque che un tema venga commentato non attraverso affermazioni scientifiche ma, attraverso opinioni distorte della realtà dei fatti causando la diffusione di queste in maniera incontrollata e falsificata.

Certo, è presto per dire se questa svolta sia definitiva (vedremo, ad esempio, l’impatto dell’utilizzo dello Spid per la raccolta firme referendaria sull’abolizione della caccia). Così come non è detto che la maggiore facilità di raccolta firme corrisponda al raggiungimento del quorum, essenziale per il successo del referendum.

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Sono Valeria, 25 anni e classe ’96. Sono nata e ho vissuto a Palermo, ma Roma è la mia seconda casa. È lì che è avvenuta la mia formazione universitaria, dove ho conosciuto molti dei miei amici più cari e coltivato i miei interessi: la passione per la scrittura giornalistica e la ricerca sociale metodologica. Ma a Palermo c’è la mia famiglia e la mia dolce metà ed è soprattutto qui che sono riuscita, durante l’ultimo anno della pandemia a comprendere davvero cosa volessi: mettere insieme la mia passione per il giornalismo e la comunicazione digitale.

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