Durante la prima tappa di #socialcity, che si è tenuta ieri mattina a Cagliari, ai saluti iniziali e agli interventi introduttivi è seguita la prima tavola rotonda sul tema I social, nuovi strumenti di dialogo con la PA, alla quale hanno partecipato Francesco Nicodemo, esperto di comunicazione, Alessandro Lovari, docente dell’Università di Sassari, Gianluigi @insopportabile, influencer ed esperto di social media e Marco Agosti, media business development di Tiscali.

Francesco Nicodemo ha inizialmente raccontato il rapporto tra gli italiani e i media, fotografato di recente dal Censis, dove il mezzo di informazione principale continua a essere la televisione, i giornali hanno registrato un crollo consistente mentre Internet è cresciuto del 30%. Il telegiornale è il primo mezzo di informazione utilizzato dalle fasce più adulte della popolazione, mentre i giovani puntano Facebook. Per la Pubblica Amministrazione, quindi, l’uso dei social media diventa una scelta obbligata. Così si parla di disintermediazione poiché l’ente si trova a parlare direttamente con i cittadini, senza più bisogno della mediazione tradizionalmente svolta, ad esempio, dai giornalisti. Nicodemo ha proseguito evidenziando che non ci sarà mai una legge in grado di limitare la diffusione di notizie false in rete. Nasce così la necessità di rendere i cittadini capaci di riconoscerle: lavorare sulla community è utile per formare utenti consapevoli, soggetti influencer in grado di raccontare messaggi veritieri. La rete dovrebbe essere dialogica e favorire lo scambio di contenuti, non consolidare soltanto gruppi composti da persone che condividono le stesse opinioni.

Alessandro Lovari ha sottolineato come non ci sia, per la PA, alcun obbligo di utilizzare i social, ma i lati positivi siano troppi per farne consapevolmente  a meno. A servirsi dei social hanno cominciato i Comuni, seguiti da università, aziende pubbliche e infine Asl. Il loro ruolo è importante per incrementare la trasparenza, mettere in evidenza il lavoro di chi sta dietro le quinte, stimolare la partecipazione, affrontare le emergenze climatiche e ascoltare i bisogni manifesti o latenti dei cittadini. La PA deve usare i social in modo non unidirezionale, adottare un linguaggio meno burocratico e impegnarsi a rispondere alle richieste degli utenti: in poche parole, meno comunicazione politica d’immagine e più comunicazione di servizio.

Gianluigi @insopportabile ha parlato dell’esperienza di gestione della crisi durante l’alluvione di Olbia, causata dall’uragano Cleopatra. L’emergenza è stata affrontata via social traendo ispirazione dai provvedimenti attuati durante casi simili. Questo genere di situazioni dimostra come i social media possano essere utilizzati per scopi utili e rappresentino strumenti di riferimento fondamentali. I social devono piegarsi alle necessità della PA, fornire ai cittadini informazioni certe, non frastagliate, e dare ascolto.

Marco Agosti ha descritto le attività più innovative di Tiscali, incentrate soprattutto su big data e sviluppo di strumenti utili a chi deve operare per capire cosa avviene sui social. Nel processo di comunicazione via social media della PA non è più sufficiente comunicare e ascoltare: gli utenti devono ricoprire un ruolo centrale e lo scopo deve risultare ben chiaro al cittadino. E in questo senso Tiscali può assistere la Pubblica Amministrazione con attività di ricerca e sviluppo.

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