Ultima chiamata per partecipare allo Smartphone d’Oro, il premio dedicato alle migliori esperienze della Pubblica amministrazione in ambito digitale. Per candidarsi alla seconda edizione del riconoscimento c’è tempo fino alla mezzanotte di giovedì 30 settembre. Con Alessandro Cederle, presidente della giuria scientifica, abbiamo approfondito alcuni aspetti relativi alla partecipazione e all’importanza della condivisione di buone pratiche e modelli efficaci.

Seconda edizione dello Smartphone d’Oro, il riconoscimento che premia le migliori esperienze pubbliche di comunicazione, informazione e servizi ai cittadini. Perché è importante dare visibilità alle tante buone pratiche diffuse nel nostro Paese?

Siamo in un importante momento di cambiamento, gli ultimi due anni hanno indotto una forte accelerazione nello sviluppo del digitale dentro e fuori la PA. Impostare in modo corretto dall’inizio lo sviluppo e la crescita significa raggiungere più velocemente migliori risultati, e evitare difficili cambiamenti di rotta più avanti. In questo senso confrontarsi è essenziale: inutile reinventare la ruota ogni volta, ci sono pratiche, esperienze, modelli disponibili che possono essere decisivi.

Lei ricopre il ruolo di presidente della giuria scientifica. Quale sarà il suo compito?

La giuria è assolutamente esperta e autorevole per cui dal punto di vista dei contenuti c’è poco che posso aggiungere. Il mio compito è piuttosto quello di mettere i giurati nelle condizioni migliori per valutare i candidati in modo efficace. In base alla mia esperienza poi, è utile gestire il flusso della conversazione richiamando ogni tanto il regolamento, in modo da rendere il lavoro il più produttivo possibile. Quando ci sono molte esperienze e visioni di valore intorno a un tavolo, c’è un effetto di stimolo reciproco che è potenzialmente impagabile ma che va comunque “nudged”, come dicono all’estero, gentilmente ricondotto verso gli obiettivi. Se riesco a fare questo, non solo si valuterà con efficacia, ma la sessione resterà un’esperienza tanto preziosa quanto divertente.

L’anno scorso la pandemia aveva giocato un ruolo importante nella definizione dell’offerta di servizi digitali. L’emergenza sanitaria non è ancora del tutto superata, ma sono entrate in gioco nuove dinamiche. Green pass, turismo, campagna vaccinale… quale potrà essere uno dei fil rouge di quest’anno?

La comunicazione è comunque rimasta al centro; prima nel tempo dell’emergenza assoluta, poi nel periodo successivo della ripartenza, prima tentata, accennata, poi più decisa e robusta. Sapere trasmettere in modo corretto ed efficace questo difficile equilibrio tra prudenza e volontà di ricominciare, questo è il carattere che mi aspetto di vedere maggiormente evidenziato. Insieme, è ovvio, al nodo ancora irrisolto degli obblighi, a cavallo tra convincimento e imposizione; un equilibrio difficile, dove la comunicazione della pubblica amministrazione deve trovare il suo protagonismo.

Alla scorsa edizione hanno partecipato enti locali, istituzioni nazionali, aziende sanitarie, ospedali… Concorrenti molto diversi l’uno dall’altro, ma accomunati dall’obiettivo di offrire servizi digitali che possano davvero semplificare la vita ai cittadini. Ci sono “categorie” che potrebbero essere “sottorappresentate” e che vorreste invitare a partecipare?

Sono convinto che uno dei grandi punti di forza di PA Social è proprio la sua capacità di rappresentare l’universo della PA, in tutte le sue articolazioni. Ciò si è visto chiaramente anche nelle candidature dell’anno scorso. Vale la pena comunque di invitare tutti alla partecipazione. Ai “piccoli” dico: non conta l’abbondanza dei mezzi, conta l’idea giusta, l’impegno, la partecipazione e la capacità di applicare i principi di una comunicazione corretta ed efficace. Nella prima edizione si sono viste cose eccellenti, pur fatte in economia. Ai grandi dico: non mettete avanti l’abbondanza dei mezzi, che a volte rischia di togliere spazio a idee, impegno e partecipazione, che pure sono presenti in modo eccellente. A tutti rivolgo l’invito a partecipare: gareggiare significa confrontarsi, valutare, imparare. Chiaramente vincere piace a tutti e rimane l’obiettivo di ciascuno, ma anche chi perde (forse soprattutto chi perde) può imparare tantissimo da questa possibilità di misurarsi e prendere le misure di sé stesso e del proprio lavoro. Come il titolo di quel vecchio film, “per vincere domani”.

Licenza Creative Commons
Cittadini di Twitter è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Classe 1986, laureata in Comunicazione strategica alla Cesare Alfieri di Firenze. Giornalista e social media manager con una passione per la comunicazione politica.

Leave A Reply


*