Di cosa si occupa quotidianamente l’ufficio stampa e comunicazione di un ente centrale? Quali sono le figure professionali che operano al suo interno? Come gestirne la presenza sui social? Ad insegnarlo agli studenti è il laboratorio in Comunicazione pubblica e istituzionale dell’Università La Sapienza di Roma, che ha visto ben duecentocinquanta giovani calarsi nei panni di addetti stampa, social media manager, grafici, videomaker, etc. con l’obiettivo di replicare le attività in ambito comunicativo dell’ente centrale fornendo agli utenti informazioni chiare e accessibili in maniera efficace e informale. Ne abbiamo parlato con Gabriele Palamara, comunicatore pubblico, giornalista, membro del coordinamento PA Social Lombardia e responsabile del progetto.

Duecentocinquanta studenti del laboratorio in Comunicazione pubblica e istituzionale dell’Università La Sapienza che simulano di operare come ufficio comunicazione di un importante ente centrale: com’è nata l’idea?

La necessità di renderli partecipi attivamente, collegandosi al percorso seguito con la professoressa Comunello, ha favorito l’avvio nel laboratorio di veri e propri momenti pratici. Gli studenti, nonostante le limitazioni derivanti dal distanziamento sociale, hanno utilizzato le sei giornate laboratoriali come opportunità per poter sperimentare, dal vivo ed in modo interamente digitale, le modalità operative di un ufficio stampa e comunicazione.

Quanti sono gli enti centrali di cui gli studenti simulano la presenza sui social? Per tutti è stato scelto di presidiare le stesse piattaforme social o è stata fatta una selezione in base alle specifiche caratteristiche di ciascun ente?

Simulando ruoli attività analisi strategia e soprattutto anche sperimentazione su veri propri canali digitali, gli studenti sono stati suddivisi a monte in gruppi di 35 enti centrali. La presenza sui social è stata lasciata a scelte strategiche e operative individuate a monte dagli stessi a seguito della prodromica fase di analisi dell’area operativa e dello scenario di riferimento.

Dall’addetto stampa al social media manager, dal grafico al videomaker, ogni studente ricopre un ruolo diverso: come sono stati assegnati i compiti?

La parola d’ordine è stata collegialità e partecipazione. I ruoli all’interno dei gruppi laboratoriali sono stati assegnati e scelti dagli stessi studenti compatibilmente con le proprie competenze curriculari e con le loro preferenze. Di base tutti hanno co-partecipato attivamente, monitorando il buon funzionamento della filiera comunicativa anche grazie a chat di sistema aperte su Telegram e riunioni – video call di gruppo giornaliere.

Si tratta di una simulazione, ma piuttosto realistica. Gli enti sono stati dotati di social media policy, ciascuno ha un aspetto grafico che lo contraddistingue sui social e la pubblicazione di contenuti avviene seguendo un determinato piano editoriale. Com’è stata costruita la strategia di comunicazione?

L’analisi è alla base della fotografia sviluppata da ogni gruppo, a seguire un ruolo fondamentale è stato quello inerente lo sviluppo di una strategia di comunicazione dedicata per ogni ambito ed elaborata direttamente dai singoli gruppi laboratoriali. L’obiettivo a monte condiviso con la professoressa Comunello era quello di trasformare il laboratorio in un contest partecipato che alla fine analizzerà le migliori best practise in termini di output social e digital. Dalla social media policy agli aspetti visual, dai trend ai mentioning nulla doveva essere lasciato al caso, comprese le partnership e le campagne congiunte.

Quali sono le principali difficoltà incontrate dagli studenti e quali, invece, gli aspetti che li hanno resi più entusiasti?

Uniche difficoltà degli studenti sono state legate, principalmente, alla possibilità di potersi confrontare fisicamente in spazi comuni. Fortunatamente, complice l’alto coefficiente di digitalizzazione degli studenti, il problema è stato risolto con l’apporto dei device digitali mentre fra gli aspetti più innovativi va riscontrata l’idea di poter partecipare e vivere un laboratorio molto pratico e concreto che ha cercato di essere il più vicino possibile alla realtà. I ragazzi sicuramente hanno avuto la possibilità di mettere le mani e la testa direttamente nella gestione operativa, simulando il funzionamento di un simulacro d’ufficio con una visione trasversale e la forza di un ente centrale.

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ANNALISA SICHI

Classe 1986, laureata in Comunicazione strategica alla Cesare Alfieri di Firenze. Giornalista e social media manager con una passione per la comunicazione politica.

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