Il 2020 ha rappresentato inevitabilmente un momento di forte rottura rispetto al passato per quanto riguarda la digitalizzazione e la diffusione delle tecnologie innovative, in tutti i loro aspetti. Cosa è cambiato, dopo la pandemia, in termini di fattori quali: connettività, capitale umano, uso di internet, integrazione delle tecnologie digitali, servizi pubblici digitali? E soprattutto, i cambiamenti sono stati omogenei in tutto il territorio nazionale, oppure ci porteremo dietro il gap già esistente tra le varie Regioni, e tra Nord e Sud?

L’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano, importante punto di riferimento nazionale del settore, e luogo qualificato di confronto tra i vari stakeholder, cerca di dare risposte a molti di questi interrogativi avviando la ricerca per produrre il DESI regionale 2021.

La ricerca, come ogni anno dal 2016, fotograferà il grado di attuazione dell’Agenda Digitale approfondendo il posizionamento delle Regioni italiane nel contesto nazionale ed europeo, e riprendendo l’impostazione e la struttura del Digital Economy and Society Index (DESI) della Commissione Europea (che analizza l’indice di digitalizzazione dell’economia e della società di tutti i Paesi dell’UE).

Il DESI (sia regionale che europeo) prevede un’analisi nel dettaglio basata sulle 5 aree di digitalizzazione citate: connettività, capitale umano, uso di internet, integrazione delle tecnologie digitali, servizi pubblici digitali.

Il fatto di poter disporre di dati approfonditi a livello di ogni Regione, da confrontare con quelli nazionali ed europei, consente di misurare ogni anno i progressi a livello locale, e di identificare al meglio le aree (del Paese e del DESI) su cui intervenire al fine di ridurre i gap, considerando che molte delle competenze e delle risorse necessarie a perseguire gli obiettivi di digitalizzazione, in base all’ordinamento italiano, si trovano proprio nelle Regioni.

Il DESI dell’anno in corso si basa sulle rilevazioni dell’anno precedente, del quale è in grado di fornire un’istantanea. Così, partendo dai risultati del DESI 2020 (sulla base dei dati del 2019), che evidenziavano, agli albori della pandemia, il permanere di notevoli differenze tra le regioni italiane, in un quadro di performance nazionali lontane dalla media UE, il DESI 2021 appare particolarmente importante, proprio perché mira a focalizzare i cambiamenti avvenuti nel 2020 anche a causa della pandemia.

Anche la metodologia di lavoro si è ampliata, aggiungendo alle collaborazioni dello scorso anno (AGCOM, CISIS, Regione Emilia-Romagna, Regione Piemonte, e le due in-house ART-ER e CSI Piemonte.) anche quelle di altre importanti istituzioni.

Abbiamo approfondito la tematica con i responsabili della ricerca, il Direttore dell’Osservatorio Luca Gastaldi, e il ricercatore della School of Management Francesco Olivanti, che ringraziamo per la disponibilità mostrata.

Alla luce dei risultati del DESI regionale 2020, basato sui dati 2019, e dei dati di cui già si dispone per il 2020, qual è la base di partenza sullo stato della digitalizzazione per la versione 2021 del DESI regionale? Come è cambiato lo scenario dopo lo tsunami della pandemia?

Risponde Luca Gastaldi:

Innanzitutto, chiariamo che il DESI regionale 2020, come il DESI prodotto dalla Commissione Europea, non ci dà informazioni su quello che è accaduto nel corso del 2020. Utilizzando dati relativi al 2019, ci dice piuttosto come l’Italia e le sue Regioni si sono presentate allo scoppio della pandemia, dal punto di vista del digitale. In sintesi: con molte difficoltà.

Possiamo inquadrarle in due punti:

  • Il primo problema riguarda la bassa diffusione del digitale che caratterizza l’intero Paese, anche le regioni che hanno risultati migliori. Prendiamo ad esempio la connettività: nel 2019 le famiglie con una connessione a banda larga fissa nel Lazio, in testa al ranking per questo indicatore, erano il 62%; la media europea però è del 69%. Questo significa che siamo molto lontani dalle migliori regioni europee. E abbiamo visto bene quanto sia importante avere una connessione veloce.
  • Il secondo problema, forse ancor più rilevante, è il divario digitale. Siamo un Paese ancora troppo diseguale. Guardiamo stavolta al capitale umano: nella Provincia Autonoma di Trento si stima che gli individui con competenze digitali almeno di base fossero nel 2019 il 47%; in Sicilia si arriva solo al 29%, ovvero 18 punti in meno ed esattamente la metà della media europea (58%). Aggiungo che si tratta per tutti di valori sovrastimati, perché i metodi di misura ufficiali delle competenze digitali sono molto imprecisi. Ad ogni modo, la dimensione del capitale umano, che è quella in cui l’Italia fa peggio in assoluto, è quella in cui si registrano anche le maggiori disuguaglianze.

Ora il tema è: cosa è cambiato con la pandemia? Qualcosa è cambiato sicuramente. I drammi che abbiamo vissuto ci hanno insegnato quanto sia importante essere connessi, avere strumenti che ci aiutano a superare sfide inimmaginabili. Tuttavia, la nostra aspettativa è che molti indicatori si siano mossi ben poco, durante il 2020. I primi dati che giungono dagli altri Paesi sembrano confermare che pochi trend hanno subito un’impennata. Quindi non aspettiamoci grossi scossoni o recuperi, in generale.

L’unica eccezione rilevante sembra essere, per ora, quella del Cloud Computing nelle imprese. Nel 2019 solo il 16% delle imprese del Mezzogiorno (con più di 10 addetti) aveva adottato soluzioni in Cloud; nel 2020 questi valori sono più che triplicati, e si va dal 36% del Molise al 65% della Sicilia. Si tratta spesso di servizi digitali poco complessi come le e-mail, ma almeno da quel lato qualcosa si è mosso.

Quali sono le principali novità del DESI regionale 2021 e gli obiettivi? Come si articolerà l’indice?

Risponde Francesco Olivanti:

Il lavoro per la nuova edizione del DESI regionale è appena partito e l’indice 2021 vedrà la luce solo a dicembre, ma ci sono già diverse novità.

Innanzitutto, dallo scorso anno il DESI regionale non è più un prodotto solo dell’Osservatorio Agenda Digitale. Siamo felici di aver iniziato a collaborare con le Regioni, le società in-house regionali, le associazioni di categoria, e diverse istituzioni nazionali per produrre un indice che sia solido, comunicativo, e utile a chi prende decisioni per i territori. Lo scorso anno avevamo collaborato con Regione Emilia-Romagna, Regione Piemonte, le due in-house ART-ER e CSI Piemonte, AGCOM, e CISIS; quest’anno abbiamo esteso il parterre e parteciperanno ai lavori più della metà delle Regioni italiane e altri soggetti importanti, tra cui il Dipartimento per la Trasformazione Digitale.

Si tratta di un lavoro partecipativo, quindi noi stessi non sappiamo quali scelte metodologiche ne verranno fuori, ad oggi. Dai primi dialoghi, però, emergono due aspetti importanti: da una parte, le Regioni e tutti gli attori coinvolti hanno voglia di misurarsi e di prendere sempre più spesso decisioni basate sull’evidenza dei dati; dall’altra, hanno voglia di farlo in maniera approfondita su molte dimensioni, dalla sanità digitale alla scuola digitale, dal rapporto con le imprese alle infrastrutture.

Questo ci aiuterà a perseguire i nostri obiettivi: rendere l’indice solido e stabile nel tempo, misurando le performance delle regioni su dimensioni rilevanti e comparabili; mettere l’indice al servizio della pianificazione strategica delle Regioni – dal PNRR alle agende digitali regionali, alla programmazione europea; e da ultimo anche estendere l’approccio del DESI regionale anche a livello locale.

Nel workshop dell’Osservatorio in programma tra fine giugno e inizio luglio presenteremo i primi risultati di questo lavoro di squadra.

Più in generale, visti anche gli altri report che ogni anno l’Osservatorio produce (tra cui quelli di dicembre 2020), quali sono gli aspetti cui puntare maggiormente nella digitalizzazione delle Regioni?

Risponde Luca Gastaldi:

Se guardiamo alle Regioni intese come istituzioni, la risposta mi sembra semplice: per digitalizzarsi, serve coordinarsi meglio e cogliere le opportunità offerte (nostro malgrado) dalla pandemia, a partire dallo smart working. Bisogna essere inclusivi, ma non si torna indietro. Il Piano Triennale di AgID segna la strada, bisogna seguirlo e implementarlo a ritmi sostenuti, senza soste o indugi.

Se guardiamo alle società e alle economie regionali, invece, direi che sono tre gli aspetti su cui le regioni possono giocare un ruolo chiave per chiudere il digital divide con l’Europa e quello interno al Paese:

  • Il primo è il tema dell’interoperabilità. A partire dalla sanità, Regioni e in-house possono avere un grosso impatto sulla digitalizzazione del Paese e del sistema pubblico mettendo a sistema le banche dati esistenti e creando servizi interoperabili, efficienti e al passo con i bisogni di cittadini e imprese.
  • Il secondo tema è quello del capitale umano e delle competenze digitali. Le Regioni possono dare una grande mano a scuole, università, imprese, PA e Terzo Settore nel potenziare le competenze degli italiani. È la strada che segna la Strategia Nazionale per le Competenze Digitali, che chiede il contributo di tutti. A partire dal sistema della formazione professionale e dal supporto agli Atenei – soprattutto al Sud –, le Regioni possono giocare un ruolo fondamentale.
  • Da ultimo direi il tema dell’impresa. Le condizioni dell’ecosistema regionale a volte sono più importanti di quelle che si creano a livello nazionale, perché molte imprese dipendono da ciò che il territorio offre. Le Regioni e i loro stakeholder, a partire dai Digital Innovation Hub, ad esempio, possono dare un grande contributo per accompagnare le imprese nei loro percorsi di trasformazione digitale. Soprattutto per le microimprese e le PMI, spesso in difficoltà.

Insomma, c’è tanto da fare, ma le priorità sembrano chiare. Il DESI ha tanti difetti, ma tutto sommato ci aiuta a identificarle.

L’importante, dal punto di vista della PA, è capire che il settore pubblico non può essere l’unico attore protagonista, il solista dello sviluppo. Crescita e digitalizzazione richiedono uno sforzo collettivo, in cui la PA può essere un bravo regista. Senza rubare la scena, creando le condizioni affinché tutti diano il meglio, sparendo dietro le quinte quando possibile. La digitalizzazione ha successo quando sotto i riflettori c’è un solo attore: i cittadini.

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Livornese di nascita, vivo a Roma. Sono giornalista e addetto stampa, specializzato in comunicazione pubblica, digitale e social. Lavoro alla Regione Lazio, nell’area “Arti figurative, Cinema e Audiovisivo”, dove mi occupo dei contenuti del portale e dei progetti legati alla promozione cinematografica (festival, rassegne, incontri…). Mi piace molto l’idea della PA che comunica attraverso i social, in una forma innovativa, sintetica e soprattutto…interattiva e diretta. Per il resto…sono conduttore di eventi culturali e di spettacolo, e mi appassiona scrivere e raccontare anche di cultura e sport. Lo sport amo anche praticarlo, così come mi piace il ballo, viaggiare quando è possibile, e venendo dalla Toscana…mi piacciono il mare e la buona cucina!

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