Caffè pagato? No, grazie, meglio un bel libro. Da qualche tempo questo è possibile entrando in alcune librerie, grazie alla cosiddetta catena del “libro sospeso”, partita dall’iniziativa di una piccola libreria di Milano e ben presto diffusasi velocemente grazie ai social network. Ispirandosi alla cortese abitudine in uso soprattutto a Napoli di lasciare un caffè pagato al bar per chi non può permettersi di pagarlo da sé, un cliente milanese aveva fatto lo stesso in libreria, comprando il libro “David Golder” di Irene Némirovsky e lasciandolo per un successivo lettore che non avrebbe potuto permettersi di comprarlo. L’idea ha fatto nascere subito su Twitter l’hashtag #librosospeso, con pagine ed eventi su Facebook, e ben presto moltissime librerie italiane hanno recepito l’iniziativa, facendo addirittura registrare una crescita nell’afflusso dei lettori. L’emozione di lasciare qualcosa di proprio, la scelta personale e particolare di un libro, a qualcuno che non si conosce e che altrimenti non potrebbe leggerlo, è alla base del successo di questa iniziativa, che i social network hanno contribuito a diffondere a macchia d’olio. Anche per chiedere poi a chi il libro lo legge, magari in un cinguettìo, se ha gradito o meno.

 

Antonio Lionetti

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