Il secondo compleanno di CittadinidiTwitter.it di pochi giorni fa è l’occasione ideale per fare un punto della situazione, cioè per fermarsi un momento in una “piazzola di sosta” della velocissima autostrada dell’innovazione della PA e rileggere dal navigatore qualche dato sulla strada fatta finora.

Un dato è incontrovertibile ed evidente: in coincidenza con questo ultimo biennio si è creata (affermata?) una coscienza digitale all’interno delle pubbliche amministrazioni come mai prima d’ora. Un percorso non semplice, ma che si è dovuto adeguare alla diffusione capillare degli strumenti. In un certo senso si può dire che smartphone e tablet siano riusciti a dare quella scossa che i personal computer – in senso assoluto molto più importanti come strumento – non erano riusciti ad imporre circa quindici anni fa.

Dalle anonime bacheche multimediali, fotocopia digitale delle lavagne degli urp a cui erano (e sono) affissi gli annunci di questo o quell’ente, ormai la maggior parte delle amministrazioni ha compreso che la trasparenza – imposta prima a livello normativo e poi compresa a livello pratico – è una risorsa da interpretare avvicinandosi al cittadino non solo esponendo la mera informazione richiesta, ma cercando di fornire una spiegazione comprensibile, con un’interfaccia più accattivante ed un linguaggio più coinvolgente.

Ecco, è proprio sulterreno della convinvenza tra linguaggio e social network – ultimi “strumenti” messi a disposizione della PA, che hanno il vantaggio di raggiungere puntualmente come mai prima d’ora tutta la cittadinanza – che si svolge la battaglia del presente e del prossimo futuro della comunicazione pubblica.

Un terreno che diventa subito accidentato se lo si affronta con gli strumenti linguistici dell’informazione unidirezionale (senza, cioè, voler ascoltare la “risposta” del cittadino).

Mi è capitato di leggere negli scorsi giorni , su una neonata pagina di un ente territoriale intermedio,  alcuni post che riportavano frasi con all’interno locuzioni come ‘sistema prototipale’ ed inizi di aggiornamenti che ripetono meccanicamente formule come “Si è tenuto ieri/Si tiene oggi”. Nessun errore grammaticale, anzi, ma un linguaggio arcaico ed una costruzione meccanica di post che esaltano la freddezza più che una reale volontà di comunicare realmente. Non si tratta di svilire il messaggio con l’uso di termini gergali, tutt’altro! Si tratta di comprendere cosa si aspetta chi si trova dall’altra parte dello schermo: una stanca litania di “abbiamo fatto” e “si è svolto” o informazioni che possano attrarre anche la curiosità di chi le legge , permettendogli di interessarsi a quel bando, a quella proposta etc etc? Nel primo caso ci si trova di fronte a network “burocratici”, ibrido dall’aspetto affascinante ma dalla “voce” stridula, nel secondo caso invece si prosegue ancora – ed a passo spedito – lungo quell’autostrada dell’innovazione con nuove forze e nuovi orizzonti.

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DARIO CAFIERO

Un terzo di giornalismo, un terzo di comunicazione politica ed un terzo di comunicazione pubblica. Vivo (intero) a Pistoia, ma non so stare senza il mare (piombinese e sorrentino)

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