Il 2019 è l’anno della social tv. O meglio è l’anno in cui i broadcaster italiani e l’industria dei media hanno investito, molto di più rispetto al passato, sulla declinazione social dei loro prodotti.

Sulla spinta delle trasformazioni nelle pratiche di visione e di fruizione collettiva imposte da YouTube e dai social media, la televisione è costretta a reinventarsi come un medium inevitabilmente connesso a Internet.

I telespettatori sono sempre più impegnati a twittare o postare opinioni relative alle trasmissioni che seguono. Ad affermarlo è l’istituto di ricerca Nielsen[1], secondo il quale sono 27 milioni gli italiani che ogni mese interagiscono o leggono post riguardanti programmi ed eventi trasmessi sul piccolo schermo. La stagione 2018/2019 si è conclusa con 441 milioni di interazioni avvenute su Facebook, Instagram e Twitter.

Il volume più consistente di queste proviene dagli eventi sportivi (56%, l’exploit è stato registrato per il Mondiale di Calcio Femminile di Francia), seguono i talent&reality show (28%) e l’intrattenimento (12%).

Nella stagione televisiva oggetto del report, il canale che ha generato il maggior numero di commenti, condivisioni, reaction complessivamente su Facebook, Instagram e Twitter è stato Canale 5 con 98,9 milioni di interazioni.

Secondo Nielsen, il 51% dei contenuti on line è fruito in modalità non lineare, ossia in giorni diversi dalla messa in onda del programma. Un trend che ha riflessi persino sulla stessa scrittura delle trasmissioni. Sempre più spesso le strategie editoriali e commerciali prevedono una produzione di pillole da distribuire sui canali social.

L’operazione di Fiorello, “Viva RaiPlay” – che da poche settimane ha varcato i confini nazionali alla conquista degli USA – conferma l’ibridazione fra i linguaggi televisivi tradizionali e il mondo digitale. Per la prima volta, il servizio pubblico italiano utilizza con successo un live show per far crescere il proprio portale di streaming.

La televisione ha da sempre abitato i salotti degli italiani. Senza alcuna distinzione di ceto, classe o sesso, si è lasciata guardare da chiunque. In Italia poi, ha avuto una straordinaria capacità di creazione identitaria del Paese, soprattutto riguardo la questione dell’alfabetizzazione linguistica.

Se ciò che la caratterizzava era un palinsesto rigido (“lineare” come lo definiscono gli esperti del settore), che non prevedeva alcuna interfaccia con il pubblico a casa, adesso i molteplici strumenti connessi a questa “scatola magica”[2] ampliano lo spettro delle modalità di visione.

La rilevanza del mezzo televisivo all’interno del sistema dell’informazione mantiene il proprio primato. La sua grande forza, ormai da ben 66 anni, sta nel mettere insieme le persone, collettivizzare la visione, aggregare[3], non importa se sotto un unico tetto o se a centinaia di chilometri di distanza. 

Chi l’ha data per spacciata, non ha fatto i conti con la sua resilienza. La digitalizzazione del sistema televisivo e la moltiplicazione dei canali hanno donato nuova linfa e chissà a quante altre trasformazioni e contaminazioni dovremmo assistere.


[1] Fonte: https://www.nielsen.com/it/it/press-releases/2019/la-social-tv-coinvolge-27-milioni-di-italiani/ [data ultima consultazione 28/12/2019]

[2] Metastasio R., La scatola magica. TV, bambini e socializzazione, Carocci, 2002.

[3] Scaglioni M., Sfardini A., La televisione. Modelli teorici e percorsi di analisi, Carocci Editore, 2017.

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Fiorentino doc. Sono giornalista professionista e specializzato in comunicazione pubblica, digitale e social. Lavoro a Open Comunicazione dove mi occupo della redazione e della gestione dei contenuti digitali di enti pubblici e imprese private. Tra le altre passioni: la tv e la radio.

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