Condensare la bellezza e l’unicità di Trieste in un claim, un logo o un breve video che supporti la comunicazione e la promozione turistica della città e del suo territorio: è questa l’idea alla base del contest Invento Trieste.

L’Amministrazione comunale ha intenzione di uniformare l’immagine e la strategia comunicativa del territorio rivolgendosi a tutti i potenziali turisti, sia in ambito nazionale che internazionale.

Il testo del claim potrà essere in italiano o in inglese e dovrà valorizzare l’identità della città mettendone in risalto il fascino turistico e i tratti salienti.
Il logo dovrà fare riferimento all’identità storico-culturale di Trieste rappresentando un’immagine che la connoti nel contesto turistico nazionale e internazionale.
La clip audiovisiva potrà avere una durata compresa tra i 15 e i 30 secondi e dovrà rappresentare l’identità della città in chiave turistica, esaltando il fascino dei luoghi più caratteristici.

Il Comune di Trieste ha aperto un sito web e una pagina Facebook appositamente dedicati al concorso. La partecipazione al contest avviene proprio attraverso la pagina Facebook di Invento Trieste, che è utilizzata come piattaforma di upload delle proposte realizzate.
Ogni soggetto potrà partecipare con un unico progetto per ciascuna delle tre categorie. La pubblicazione delle proposte avverrà, generalmente, entro le 24 ore successive alla ricezione.
Il concorso sarà aperto fino al 31 marzo.

I progetti saranno valutati in base a efficacia e immediatezza comunicativa, caratteristiche concettuali, coerenza con il tema, originalità, flessibilità d’uso e integrabilità con altre forme comunicative.
Tra tutte le proposte pervenute, sarà selezionata la prima classificata per ogni categoria. Ai vincitori il Comune assegnerà un premio ─ un tablet ─, che sarà consegnato in occasione di un evento pubblico.

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Classe 1986, laureata in Comunicazione strategica alla Cesare Alfieri di Firenze. Giornalista e social media manager con una passione per la comunicazione politica.

1 commento

  1. Peter Riviera on

    Ciao Annalisa, ti scrivo anche se sono certo che non pubblicherai, o cancellerai la mia osservazione.
    La tua giovane età non credo sia una scusa per l’ingenuità con cui copia-incolli il testo di questo articolo senza cognizione di causa.
    Se fossi una persona adulta, che vive nel mondo, ti renderesti conto che esistono delle cose chiamate “professioni”.
    Funziona così: si studia, si fa apprendistato, si lavora per qualcuno del mestiere imparando e pian piano se si è bravi e fortunati si riesce ad aprire un’attività lavorativa, nonostante la burocrazia e le tasse. Funziona così un po’ per tutti, e spero che un giorno capira di cosa sto parlando.
    Vista la tematica che pubblichi oggi, dovresti ben sapere che esistono mestieri quali “grafico”, “fotografo”, “copywriter” e “videomaker”.
    Seguimi, Annalisa perché qui la cosa si fa interessante: le istituzioni sono solite indire bandi tramite regolamenti molto rigidi, a cui possono accedere solo professionisti che si aggiudicano un appalto. E, pensa un po’, pagare il lavoro richiesto.
    Ora, piccola e ingenua Annalisa, devi sapere che bandi del genere si aggirano tra i 5.000 (per le città più piccole, come Grado) ed i 70.000 euro (come Milano o Roma). Questo perché la comunicazione di una città è una cosa molto seria, e va gestita come si deve, appunto da professionisti.
    A questo punto immagino che vorrai lamentarti del fatto che non ci sono i soldi, che non sei d’accordo o che ne so. Mi dispiace molto ma questo è il mondo, ed un contest sui social a chi si prende più like è la cosa più svilente per chi lavora in questo settore, e non può non sentirsi preso in giro dalle istituzioni che invece di comprendere il valore del lavoro e delle imprese a cui dovrebbe rivolgersi, preferisce indire concorsi imbarazzanti attraverso canali social con un’approccio non informale che non gli appartiene in quanto, appunto, pubblica amministrazione.

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