Se ne parla tanto ma per capire di più su industria 4.0 abbiamo intervistato Steve Luccisano, direttore generale di MaCoEv, società di marketing e comunicazione, ed esperto di questi temi.

Se ne è parlato molto, è stato l’argomento del 2016, ma cos’è l’industria 4.0 e quale è il tuo punto di vista?

Il termine Industria 4.0 è stato usata per la prima volta alla Fiera di Hannover nel 2011 in Germania. Diciamo che ancora non esiste una definizione completa del fenomeno, ma se vogliamo riassumere in poche parole, lo descriverei come un processo che porterà alla produzione industriale del tutto automatizzata e interconnessa.

Nello specifico cosa comporta?

L’industry 4.0 si articola fondamentalmente su 4 driver. Il primo riguarda l’utilizzo dei dati, la potenza di calcolo e la connettività, e si declina in Big Data, Open Data, Internet of Things, machine-to-machine e Cloud. Il secondo driver sono gli Analytics: una volta raccolti i dati, bisogna ricavarne valore e trasformarli in quindi in un asset. Oggi solo l’1% dei dati raccolti viene utilizzato dalle imprese, che potrebbero invece ottenere vantaggi a partire dal “machine learning”, cioè che perfezionano la loro resa delle macchine che “imparano” dai dati via via raccolti e analizzati. Il terzo driver è l’interazione tra uomo e macchina, che coinvolge le interfacce “touch”, sempre più diffuse a tutti i livelli, e l’Augmented Reality: per fare un esempio la possibilità di migliorare le proprie prestazioni sul lavoro utilizzando strumenti come gli occhiali smart. Per concludere, l’ultimo driver è tutto quel mondo che si occupa del passaggio dal digitale al “reale”, e che comprende la manifattura additiva, la stampa 3D, la robotica, le comunicazioni, le interazioni machine-to-machine e le nuove tecnologie per immagazzinare e utilizzare l’energia in modo mirato, razionalizzando i costi e ottimizzando le prestazioni. Ci sarà un grande impatto anche sul mondo del lavoro ma non dobbiamo spaventarci di fronte all’automazione.

Cosa fa l’Italia per l’I4.0?

In una società, una rivoluzione del genere si gestisce su 3 livelli. governo, imprese e Istruzione. Con il patto di stabilità c’è stato un focus sugli incentivi fiscali (proroga del superammortamento; viene inoltre stabilito un “iperammortamento” al 250% per i beni digitali) , introdotto un sostegno al venture capital, diffusione della banda ultralarga, formazione dalle scuole all’università. Scuola, Università e imprenditori invece devono darsi da fare per cavalcare l’onda dell’innovazione e non venirne travolti. Servono competenze e coraggio.

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45 anni consulente tecnologico per importanti aziende italiane. Cresciuto come PR free lance, mi piace raccontare l'innovazione in modo semplice e divulgativo facendo uscire dalla autoreferenzialità un mondo spesso troppo chiuso.

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