Il Metaverso, termine nato nel mondo cyberpunk nel 1992 e salito ora alla ribalta perché utilizzato da Facebook, è l’attuazione non solo di uno spazio, ma della società stessa, all’interno di un mondo virtuale, senza vere interazioni tra persone. Si tratta di un concetto difficile da definire esattamente, ma che prefigura un insieme di mondi virtuali e reali interconnessi, popolati da avatar. Una realtà del tutto nuova, definita il futuro di internet secondo molti studiosi della materia, che arriva ora anche in Italia, trovando a Torino, presso il CSI, il Consorzio Sistemi Informativi, nella nuovissima Casa delle Tecnologie Emergenti, il luogo per esprimere il massimo del suo potenziale, focalizzando l’attenzione sui servizi al cittadino. Per conoscere meglio l’entità dell’iniziativa venuta alla luce incontriamo telefonicamente l’Ingegner Pietro Pacini, che nel suo ruolo di Direttore Generale di CSI può spiegarci meglio forma e contenuto del progetto.

Ingegner Pacini, le chiediamo innanzitutto come è nata l’idea di unire il Metaverso ai servizi al cittadino?

È un’idea nata con la Regione Piemonte e con l’assessore Mannati, e cioè di iniziare a pensare ad uno spazio virtuale, che tutto il mondo ormai sta seguendo, come ulteriore canale di comunicazione, nel quale offrire, come pubblica amministrazione, servizi al cittadino. È una novità assoluta.

A quali servizi si posso accedere?

Contempla tutta una varietà di servizi, come ad esempio quelli di pagamento del bollo auto oppure i ticket. Oggi inoltre stiamo pensando anche ad altre tematiche come il sociale, immaginando di proporre per il futuro un supporto nel contrasto al cyberbullismo.

In quanti hanno operato nella riuscita di questo progetto?

Come anticipato, questo è un progetto portato avanti da Regione Piemonte e da CSI con le sue attività di ricerca e sviluppo, raggruppate all’interno di un dipartimento che opera internamente per la realizzazione di questo progetto.

Cos’è per lei il Metaverso?

È uno spazio virtuale su cui possiamo proiettare il nostro avatar, quindi per certi aspetti noi stessi, ed interagire così con altri soggetti, cose o servizi: per esempio, si sta molto utilizzando negli acquisti. È un‘evoluzione naturale dei social media.

Secondo lei è davvero, come sostengono alcuni, il futuro della rete e delle interconnessioni sociali?

Lo vedo come una componente del futuro che cambierà progressivamente le nostre abitudini, così come, per fare un parallelismo con il passato, lo furono i cellulari e poi gli smartphone. Data la sua possibile articolazione sicuramente andrà normato e regolamentato.

Con i suoi occhi, quali sensazioni si provano nel vedere il mondo reale catapultato in una realtà virtuale?

Avendo vissuto l’esperienza di vedere con gli occhiali, entrando in questo mondo devo dire che si entra una dimensione diversa. Ci si immerge in una realtà che obbiettivamente ti muovi e interagisci con il mondo circostante in maniera del tutto virtuale.

Rispetto al mondo reale, come il Metaverso può migliorare fattivamente i servizi contemplati in questo progetto?

All’inizio del prossimo anno noi partiremo, come detto, sul progetto riguardante il cyberbullismo, realizzato insieme all’Ordine degli Psicologici. Obbiettivamente, su questo, noi ci aspettiamo che le interazioni che si svilupperanno poteranno davvero i ragazzi che soffrono di questo problema ad uscirne in maniera vera e concreta.

Piemonte come luogo sperimentale, oppure come regione pilota per lo sviluppo in Italia di questa tecnologia?

Per la pubblica amministrazione direi tutte e due. Certamente il Piemonte è la regione pilota poiché è la prima in Italia ad immaginare un percorso di servizi al cittadino nell’ambito del Metaverso.

Più in generale, a che livello si trova il Metaverso nel mondo?

Nel mondo il Metaverso sta avendo un’evoluzione rapidissima. Basti pensare che da qui al 2025 i cosiddetti “over the top” , come Apple, Meta ed altri soggetti, investiranno più di 300 miliardi di dollari in questo ambito. Lo si nota anche dalla quantità di articoli che ogni giorno leggiamo sulla stampa. Solo due anni fa di Metaverso si parlava come un qualcosa aldilà da venire. Quindi avremo delle belle novità.

E in Italia?

L’Italia in questo momento è soprattutto follover, anche se vi sono realtà nel mondo privato che hanno iniziato a fare cose importanti nel Metaverso. Sono convinto però che anche nel nostro Paese possono esserci spazi di crescita importanti.

In conclusione ci sono le condizioni e come per sviluppare nel nostro Paese progetti del tipo elaborato a Torino?

Assolutamente sì. L’Italia ha in questo momento risorse importanti che derivano dai finanziamenti europei, dai centri di ricerca altamente specializzati e dalle aziende che già investono in questo settore. Quindi, devo dire che le condizioni per lo sviluppo nel nostro Paese del Metaverso e di progetti come quello di Torino ci sono senz’altro.

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Giornalista Pubblicista per la Regione Lazio, è nato a Roma nel 1988 ma divide la sua vita tra Ladispoli e Tarquinia per ragioni familiari e di lavoro. Deve alla cultura la passione per la scrittura in tutte le sue forme, annovera la pubblicazione di due libri dedicati alla storia locale oltre ad una serie di partecipazioni in varie altre opere. Non ha paura di nulla e la volontà di scoprire e di raccontare lo porta a prefiggersi obiettivi sempre più ambiziosi.

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