Oggi, 27 gennaio, come ogni anno è il Giorno della Memoria. La giornata in cui ricordiamo i disastri causati dalla Shoah. E chi si è prodigato per salvare quante più vite possibili dal genocidio nazista. Immaginiamo un uomo che in piena Seconda Guerra Mondiale, senza i mezzi odierni, tiene in piedi una rete di contatti nissimche gli permetterà, negli anni, di salvare centinaia di vite. I mezzi di comunicazione di oggi – tablet, cellulari, social network, connessioni in tutto e per tutto – lo avrebbero aiutato nei suoi nobili intenti? Forse sì o forse no, chi lo sa. Sicuramente, un WhatsApp avrebbe permesso di portare un messaggio da Pisa a Firenze più rapidamente di una deragliata linea ferroviaria. Ma magari avrebbe reso più facile l’intercettazione, avrebbe lasciato tracce telematiche. Magari oggi si potrebbe discutere anche di questo. Però è bene fermarsi, e ricordare. Ricordare storie come questa. Un eroe dimenticato che ha dedicato gli anni migliori della propria vita a salvare le vite degli altri; un ebreo che ha saputo districarsi tra agguati, rappresaglie, spie e delatori negli anni bui della Seconda Guerra Mondiale. Giorgio Nissim, dopo la cattura dei dirigenti del Delasem toscano si ritrovò da solo a contrastare le azioni dei nazifascisti contro gli ebrei. Sotto falso nome e spesso incappucciato in un tabarro nero si muoveva con circospezione e sveltezza per mettere al sicuro famiglie, salvare vite, organizzare la rete di assistenza messa in piedi insieme ad alcuni preti lucchesi. In meno di due anni di attività segreta, Nissim salvò centinaia di vite umane dalla fucilazione o dall’internamento nei campi di sterminio. Un esempio di esistenza dedicata alla causa giusta, sempre dalla parte di chi subiva ingiurie e azioni oggi impensabili. Il libro si intitola “Giorgio Nissim, una vita al servizio del bene”, pubblicato da Giuntina e uscito in tutte le edicole della Toscana il 20 gennaio con La Nazione, in prossimità del Giorno della Memoria che cade oggi, come ogni anno, il 27 gennaio.

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Alfredo De Girolamo

Alfredo De Girolamo, che da anni lavora sulle storie dei Giusti tra le Nazioni, ovvero i non-ebrei che hanno agito in modo eroico a rischio della propria vita e senza interesse personale per salvare la vita anche di un solo ebreo dal genocidio nazista della Shoah, ha deciso in questa occasione di approfondire la figura di Nissim, un ebreo impavido e generoso. Nissim ha condotto alla salvezza centinaia di ebrei condannati a morte dalle leggi razziali e dalle deportazioni in veste di guida della Delasem toscana, acronimo di Delegazione per l’Assistenza degli Emigranti Ebrei, nata come emanazione dell’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane e che dalla fine del 1939 al 1947 è stata capace di distribuire aiuti per oltre un milione e 200 mila dollari e di salvare le vite di almeno 9 mila dei 35 mila ebrei che sopravvissero in Italia alle angherie della persecuzione bellica, aiutandone almeno la metà a espatriare verso paesi neutrali e dunque sicuri per gli ebrei.

Le vicende accadute in Toscana sono assolutamente da raccontare, e al loro cospetto non si può restare indifferenti. Vicende che intrecciano le storie di ebrei e non ebrei al servizio del bene. Tanti i non ebrei a collaborare con Delasem, a loro rischio e pericolo: il cardinale Boetto e il suo segretario Don Repetto a Genova, il cardinale Elia Dalla Costa, i suoi aiutanti e Gino Bartali a Firenze, i sacerdoti Don Arturo Paoli, Don Sirio Niccolai, Don Guido Staderini, Don Renzo Tambellini a Lucca, e tanti altri. Protagonisti di storie che si sono rincorse per tutta la Toscana, da una Lucca chiusa nelle sue mura ma non all’altruismo a una Firenze sede del comitato clandestino della Delasem, a una Pisa bombardata passando per Livorno e la sua “zona nera”, le campagne, le chiese, le stazioni ferroviarie come quella di Vaiano, nel pratese, da cui prende le mosse la storia avvincente di Giorgio e della sua famiglia. Quella di Giorgio Nissim è stata un esempio di esistenza dedicata alla causa giusta, sempre dalla parte dei perseguitati. La storia semplice di un uomo comune, che un po’ per caso, un po’ per scelta, si comportò da eroe fra altri eroi. Una storia che Alfredo De Girolamo ha scritto per far conoscere il cuore di un uomo che non deve essere dimenticato. E che oggi sui social possiamo ricordare. Perché se è vero che i sopravvissuti di quella epoca vanno pian piano scomparendo, è altresì vero che grazie ai mezzi di oggi possiamo tramandare le loro storie in eterno. Per non dimenticare mai e non ricorrere negli errori del passato. Historia magistra vitae. E i social che nulla poterono allora, che possano servire oggi.

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Classe 1983, giornalista dal 2007, attualmente è responsabile comunicazione di Confservizi Cispel Toscana, addetto stampa della Federazione Italiana Canottaggio, direttore editoriale di Canale Sampdoria e lavora con varie realtà nel mondo del canottaggio e dello sport in generale. Patito di sport, ha praticato con successo il canottaggio e il dragon boat, conquistando numerosi titoli italiani e varie medaglie a campionati Mondiali ed Europei. Note di curiosità: appassionato di tatuaggi e musicalmente onnivoro

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