Piccole programmatrici ed esperte tecnologiche crescono. Potremmo definire così l’iniziativa organizzata a Roma in occasione della Settimana europea del coding dalla Fondazione Mondo Digitale e dall’Ambasciata Usa in Italia, con il supporto del Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca, oltre che di Roma Capitale, Università La Sapienza e Microsoft. Otto giorni di eventi (“Coding Girls Roma-Usa”) che rappresentano in pratica l’edizione italiana di “Girls Who Code”, il movimento nato negli Stati Uniti e che punta ad avvicinare alle nuove tecnologie almeno un milione di giovani donne entro il 2020. In questi giorni fino al 19 ottobre in otto scuole romane le ragazze potranno così sperimentare e mettersi alla prova sulla programmazione tecnologica sotto la guida di ricercatrici universitarie e delle stesse coach americane di Girls Who Code. Il movimento statunitense, nato solamente un paio di anni fa, è stato già capace di stringere partnership negli States con colossi del settore come Google, Facebook, Twitter, Microsoft e Amazon che hanno investito in programmi full-immersion di sette settimane in cui le ragazze possono verificare sul campo problemi legati alla robotica, all’animazione e allo sviluppo di app. Per l’Italia e per l’Europa in generale questa iniziativa rappresenta un impulso notevole per cercare di riequilibrare una situazione che nel settore tecnologico in particolare registra soltanto 9 sviluppatori donna su 100, con meno del 30% di forza lavoro al femminile.

 

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ANTONIO LIONETTI

Giornalista di lungo corso, preparazione universitaria ed esperienze lavorative informatiche, è materano da sempre ma ormai toscano (e senese) di adozione. Gli piace cimentarsi “di fioretto” con la penna, non disdegna con decisione “la spada” davanti a un computer. Sport, politica, teatro: alcuni dei suoi terreni preferiti per comunicare con un mondo sempre meravigliosamente “a colori”.

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