Nelle storie di stalking ci potrebbe essere la nostra collega di lavoro, l’ex coniuge di un nostro amico, la ragazza gentile che sorride allo sportello postale, sicuramente una donna che convive con un malessere intimo che a volte sarebbe meglio non condividere per paura di essere additata come paranoica, da una società poco attenta e troppo presa da altre faccende. I dati dell’Osservatorio Nazionale per lo Stalking attestano che in oltre l’85% dei casi le vittime di questo fenomeno sono le donne. Un dato estremamente preoccupante che sottolinea la fragile struttura sociale in cui si discrimina ancora e si hanno impari condizioni.

Ma quando possiamo parlare di  stalking e soprattutto, quando si genera il cyberstalking? Stalking, dal verbo inglese “ To Stalk” che potremmo interpretare come “comparire all’improvviso” è un insieme di atteggiamenti e azioni, perpetrate nel tempo, che infastidiscono o peggio, molestano una persona a tal punto da creare disagi e alterazioni dell’equilibrio psicologico, inducendo la stessa a comportamenti inconsueti. L’offender ossessiona la sua “preda” con continue minacce, pedinamenti, messaggi nascosti in azioni quotidiane. Qualsiasi atto frequente utile a manifestarsi prepotentemente nella vita altrui, con lo scopo di ribadire il concetto “ io ci sono, anche contro la tua volontà”.

Nella società digitalizzata lo stalker si aggiorna, pur di intensificare le sue vessazioni e, conoscendo il profilo della sua vittima, inizia a tormentarla non più solo off line ma anche on line. Non può non cogliere l’importanza della “second life” e se non aveva contatti virtuali con la vittima, li crea, spesso attraverso i social network. Altrettanto deciso è il “cyberstalker specializzato”, costui, costantemente connesso, focalizza il suo bersaglio nell’infinita e fitta rete di utenti e, selezionando il profilo secondo i propri “gusti”, ne codifica l’identità reale sino a raggiungerla fisicamente. Potremmo parlare quindi di un cyberstalker con due possibili origini : Il cyberstalker e il cyberstalker specializzato. Nella maggior parte dei casi il cyberstalker può essere un ex coniuge, un ammiratore (nel caso di personaggi famosi) o anche un individuo deluso perché respinto da una donna. L’offender specializzato invece non ha mai incontrato la sua vittima fisicamente ma ne conosce solo l’aspetto virtuale e in modalità remota ne studia le abitudini, i gusti, cercando di analizzare la persona sino a raggiungerla e a trasformare le proprie morbosità virtuali in reali. Sempre più frequenti sono questi ultimi episodi che, con l’avvento dei social network, hanno trovato largo spazio di applicazione in virtù di un’ampia libertà di interazione ed esibizione di se stessi su piattaforme digitali. Non vi sono molti documenti e materiali didattici e informativi che spiegano il preoccupante fenomeno. Gli organi di polizia con in testa la “Polizia delle Comunicazioni” restano altamente vigili e aggiornati in materia, con lo scopo di prevenire e reprimere tempestivamente gli avvenimenti.

Come difendersi.

Lo strumento legislativo c’è: Art. 612 bis del Codice Penale. Atti persecutori. Stalking, potete trovarlo in rete e consultarlo. Non bisogna perder tempo, è fondamentale parlarne subito, con i familiari, le persone più care e ancor prima con le forze dell’ordine. Quando in rete veniamo contattatti dal nostro offender, la prima cosa da fare è salvare le minacce, le conversazioni, le foto inappropriate, qualsiasi forma di interazione che ci turbi. Lo si può fare anche grazie agli screenshot. Fondamentale è anche la registrazione delle telefonate, esistono molte applicazioni per IOS, Android, Windows, che registrano durante le chiamate sul nostro smartphone. Cercate di fornire più materiale possibile agli organi di polizia affinché vi sia un valido fascicolo di prove per le indagini. Nel caso non ci riusciste, recatevi comunque presso i presidi di pubblica sicurezza e parlatene a casa. Il cyberstalking non viene menzionato nella legge (anche se il comma 2 parla di mezzi informatici o telematici) e per questo si dovrebbe integrarla o formularne una ad hoc contro un fenomeno sempre più attuale e in espansione. Ci sono però alcune sentenze della Cassazione come la n. 36894 del 11/09/2015 ; la n. 32404 del 10/08/2010 a cui poter far riferimento.

Raccontate le vostre paure e chiedete consiglio alle forze dell’ordine. C’è, inoltre, un numero attivo 24 ore su 24, gestito dal Ministero per le Pari Opportunità il 1522, gratuito da rete fissa e mobile. Anche la Questura di Roma ha attivato un numero di telefono per chi si sente vittima di stalking : 06/46862931. Come esistono anche molti siti web o pagine Facebook con persone che hanno vissuto il problema e oggi sono pronte a consigliarvi.

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