Che i social network non sono solo un passatempo, ma spesso un lavoro e qualche volta molto utili (pensiamo alle gestione delle emergenze), lo si sapeva. E a fiaccare le ultime sacche di resistenza di quanti credono ancora alla favola del “social network buono a nulla”, ecco la storia che arriva da Lampedusa. Mercoledì 22 luglio. Alle 8,20 il volo Volotea avrebbe dovuto decollare da Lampedusa alla volta di Orio al Serio per riportare a casa 75 passeggeri. Qualcosa va storto. “Bird Strike”, dicono dall’aeroporto. In linguaggio tecnico significa che un volatile ha impattato con i motori dell’aereo bloccando di fatto l’apparecchio a terra.

“Pochi minuti prima di imbarcarci – spiega Andrea Pasini – è arrivata la comunicazione del comandante che non saremmo partiti. Poi più nulla. Dall’aeroporto nessuna informazione su quando saremmo ripartiti”.

Unico mezzo lo smartphone. “Visto che nessuno ci diceva niente, comincio a tempestare di domande il profilo Facebook della compagnia – spiega ancora Pasini – E riesco così a ottenere informazioni che nemmeno il personale dell’aeroporto conosceva. E cioè che l’equipaggio stava aspettando un tecnico proveniente da Bergamo per verificare l’entità dell’incidente e quindi ripartire”.

E’ su Facebook che i passeggeri vengono a sapere il nuovo orario di partenza previsto, fissato per le 19,40. Dodici ore dopo. “Un’informazione questa che nessuno conosceva, lo abbiamo appreso dai social network”, dice Pasini.

Una disavventura coi fiocchi, insomma. Tornati a casa però la battaglia non è finita, adesso i passeggeri chiedono di essere risarciti così come previsto dalle normative a tutela dei viaggiatori in caso di disservizi. Ci si organizza in gruppo. Naturalmente su WhatsApp.

 

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Giornalista, addetto stampa, classe 1980. Due figli, Davide e Anna, che rendono tutto più semplice.

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