La Rete digitale può essere un “non luogo”? Può essere ragione di miglioramento dei rapporti o rischia di deteriorare i processi comunicativi? Domande di senso, tra le scienze sociologiche e le dinamiche antropologiche, cui tuttavia non ci sottraiamo circoscrivendo il campo della nostra risposta al piano amministrativo e localmente politico.

Un prima risposta risiede certamente nella valutazione che un “profilo social” è per un’amministrazione un potenziale spazio di relazione, in quanto foriero di ascolto e interazione, a patto che venga davvero concepito come ragione di dialogo degno di costante presenza. Il profilo non è costituito da una rete di fili, ma di persone che chattano o si esprimono dietro ad un tablet o un pc: la rete è costituita da cittadini che possono esprimere un disagio, una richiesta, un dubbio, e dunque in generale la necessità di un rapporto, ossia la sostanza più profonda del rapporto tra un’amministrazione e la popolazione. Se un’amministrazione non corrisponde rischia di mancare il primo obiettivo esistenziale: il dialogo. I social network sono pertanto innanzitutto una conquista umana e, pertanto, politica, prima che tecnologica. Non sono un mero assemblaggio di materiali e strumenti elettrici ed elettronici ma l’incarnazione telematica di una rete. Niente illusioni dunque: se l’amministrazione non rende più “prossimi” eletti e cittadini, se non interpreta e testimonia la vicinanza della comunità, non risponde alla sua stessa ragion d’essere.

Sarebbe facile cadere in una sorta di riduzionismo, ma di fatto i social costituiscono un’esperienza d’incontro senza ritorno: prendere o lasciare, essi offrono maggiori possibilità di interazione per amministrazioni come per enti o aziende interessate a porsi davvero in contatto con l’uditorio circostante. Comunicare oggi non significa più semplicemente trasmettere un messaggio, ma “condividerlo”, soprattutto in un’ottica di coinvolgimento in merito a scelte politiche, siano esse inerenti l’erogazione di fondi piuttosto che l’indirizzo di un Piano regolatore generale. I social network sono strumenti potenziali di una mentalità amministrativa votata alla condivisione aperta e all’insegna di un indirizzo rivolto anche a sconosciuti.

L’idea di prevedere la disponibilità di un network di esperti di nuova comunicazione pubblica, attraverso il supporto dei social network, nasce così in seguito alla costituzione dell’associazione Cittadini di Twitter. Si tratta di un “team” che, accomunato da complementari competenze e medesime attenzioni ai nuovi processi di comunicazione politico-amministrativa, mette a disposizione la propria professionalità non solo per realizzare e gestire una comunicazione integrata al passo con i “social tempi”, ma anche per formare personale già contrattualizzato alle dipendenze delle amministrazioni. In tempi di tagli ai bilanci e di criticità rispetto alla propensione ai nuovi media che caratterizza molti comuni, spesso ancora indietro su questo piano, un’attenzione strategica alla comunicazione attraverso i nuovi media non può comunque essere sottovalutata o elusa: la stessa esistenza dall’istituzione politica ne sarebbe pericolosamente compromessa. Il network di Cittadini di Twitter è in questo senso una risorsa attuale e prospettica al servizio di enti e amministrazioni che non intendono restare chiusi nel palazzo ignorando la pressante e crescente richiesta di interazione di cittadini e utenti.

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Libero professionista di comunicazione e nuovi media, giornalista, classe 1985. Scrittore compulsivo prestato a testate, blog e fondazioni, divide le collaborazioni con un dottorato di ricerca in comunicazione politica su "toni e azioni di Giorgio La Pira Sindaco" all'Istituto Universitario Sophia di Loppiano. Amante di Firenze ma promesso sposo alla natia Sicilia, convinto assertore di iniziative di finanza etica e modelli ecosostenibili, inguaribile calciofilo convinto di cambiare il mondo un tweet dopo l'altro

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