Un’inestimabile collezione all’interno ma anche un’ottima capacità di relazionarsi all’esterno. Non c’è dubbio che la strada per Menfi e Tebe passi da Torino. Il Museo Egizio è uno degli scrigni più preziosi dell’antica arte e cultura egiziana che abbiamo nel nostro Paese. Un patrimonio che non poteva restare chiuso nelle teche (per quanto belle) all’ombra della Mole. Dal 2006 il Museo si è dotato di un team di professionisti ed esperti di comunicazione con quattro obiettivi in testa: acquisire nuovi pubblici, nuovi linguaggi, internazionalizzazione e sostenibilità.

Facebook è il profilo più “istituzionale” su cui il social media team fa leva per presentare l’immagine globale del museo: sono 140.681 i mi piace con oltre 139 mila seguaci.

Twitter è la “voce” dell’ente tramite il quale vengono create le relazioni con altri enti e personaggi del mondo della cultura italiana e internazionale: circa 22 mila i follower.

E poi c’è il canale Instagram con oltre 18 mila follower.

Per ogni canale, lo staff del museo ha messo in piedi una specifica strategia editoriale diversificata sia nella forma che nei contenuti per raccontare la collezione ma anche per mostrare il museo dietro le quinte, comunicare la ricerca, promuovere gli eventi e le iniziative organizzate. Per avvicinarlo, insomma, alla gente e a quel patrimonio e a quella cultura di cui si fa testimone. “Poter dialogare con il nostro pubblico – ci racconta lo staff che gestisce i canali di comunicazione promozione del museo – è sicuramente una preziosa occasione che ci consente di riflettere su quello che facciamo e di migliorarci continuamente”.

Parlare con il social media team del Museo Egizio di Torino è formativo sotto più punti di vista: alla mia intervista hanno risposto collettivamente, si sono presi tempo per ponderare e rispondere adeguatamente e così facendo hanno dato tempo – e valore – al messaggio che avrebbero veicolato perché comunicare la cultura è una responsabilità: lo era prima, lo è oggi che è una comunicazione 2/3/4… punto zero. Bisogna saperla comunicare la cultura.

Gli strumenti digitali sono nella nostra vita quotidiana, non è possibile pensare alla vita di un museo fuori dal mondo digitale – spiegano – Non a caso, abbiamo riscontrato un notevole interesse negli streaming che trasmettiamo durante le conferenze sulla nostra pagina Facebook“. Le conferenze, tenute da studiosi internazionali, sono riprese è trasmesse live ad “uso e consumo” di studiosi ma anche di semplici curiosi che vogliono avvicinarsi a conoscere più da vicino l’egittologia e la ricerca archeologica.

Come si riesce a raccontare l’arte egizia con i social network? Qual è il lavoro che sta dietro?

Diffondere la cultura egizia attraverso i social network ci permette di entrare in contatto con un pubblico vasto ed eterogeneo. I social necessitano di una scrittura fluida e concisa, di immagini accattivanti e di testi adatti a qualsiasi tipo di utenza (non soltanto agli specialisti del settore). Per questo, cerchiamo di associare concetti scientifici a un linguaggio alla portata di tutti”.

“L’attività di studio che sta dietro è indubbiamente un’attività multidisciplinare che riguarda la storia dell’arte ma anche l’analisi sociologica del target. “Abbiamo realizzato una campagna in lingua araba destinata ai nuovi italiani provenienti dall’Egitto e, più genericamente, dal Nord Africa e abbiamo fatto largo uso di canali digitali molto frequentati da questa comunità per avere una maggiore risposta dal target di riferimento che risulta essere sempre connesso e molto attento ai messaggi che provengono dal web“.

Quale delle vostre iniziative ha avuto più successo? 

Sono diverse le iniziative che abbiamo lanciato e che hanno riscosso un particolare successo: dai live streaming delle conferenze, ai post sul mondo degli archivi, passando per “Settimane” una sorta di finestra in cui, per sette giorni, pubblichiamo contenuti dedicati a uno stesso tema declinato in modi diversi. Ad esempio, abbiamo avuto la “Settimana dei colori”, durante la quale abbiamo proposto una serie di oggetti della collezione caratterizzati da colori comuni: ogni giorno, un colore diverso. Con lo stesso format, abbiamo avuto la “Settimana degli dèi”, quella “dei geroglifici” e così via. Ci siamo resi conto ch hanno un notevole riscontro di pubblico le foto che ritraggono pezzi della collezione, per questo, anche in occasione di festività o Giornate Internazionali, associamo ai post immagini di reperti del Museo che abbiano un collegamento con i contenuti espressi dalla parte testuale“.

Per quanto riguarda il futuro, all’orizzonte c’è la realizzazione di un nuovo sito web per dare al pubblico e agli studiosi uno strumento utile alla visita e alla ricerca. Il comune denominatore sarà quello della diversificazione dei contenuti e dell’attenzione ai linguaggi per comunicare efficacemente a target sia di specialisti che di appassionati.

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Giornalista e social media manager. Un romanzo all’attivo, da Sky Tg24 a Toscana Tv, sono cresciuta a pane e cronaca, poi ho integrato con verdura e social media. Una laurea magistrale all’Università di Urbino, collaborazioni sparse per il web, qualche master e vari corsi di aggiornamento. Curiosa per DNA, affascinata dall’attualità, dalla robotica e dal digitale. Nella prossima vita vorrò fare l’ingegnere aerospaziale. Intanto osservo e racconto il mondo. Attualmente in forze alla comunicazione pubblica.

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