di Noemi Massa (@noemimassa9)

Sono numerose le ricerche che si sono occupate dell’utilizzo dei social media da parte delle università. Basti pensare al working paper “Social Media and Italian Universities: an empirical study on the adoption and use of Facebook, Twitter and Youtube” di Alessandro Lovari e Fabio Giglietto o alla ricerca #socialUniversity del centro Nexa su Internet e Società del Politecnico di Torino, che ha analizzato la presenza delle università italiane sui social, concentrandosi sulle piattaforme Facebook e Twitter utilizzate rispettivamente dall’80% e dal 76% degli atenei (2014).

Emerge con chiarezza come, in un’epoca in cui l’utenza del web raggiunge il 73,7% degli italiani e il 95,9% dei giovani under 30, e gli utilizzatori degli smartphone si attestano al 64,8% degli italiani e all’ 89,4% dei giovani di 14-29 anni, (Censis 2016), le università non possano più fare a meno di comunicare con i loro studenti (e non solo) tramite i social media. A tal proposito, dal Rapporto Censis università e social media 2015, in cui sono stati analizzati i siti di 74 atenei italiani (58 statali e 16 privati), emerge che un numero sempre maggiore di università italiane sta innovando i propri servizi online e presta sempre più attenzione all’interazione con i propri utenti, utilizzando i social (oltre il 50% degli atenei esaminati risponde entro ungiorno ai messaggi postati su Facebook o Twitter) e le app ufficiali per dispositivi mobili.

Quasi tutti gli atenei statali (il 96,5%) sono presenti su almeno un social media con delle pagine ufficiali (i cui link sono presenti sui portali web dell’ateneo) soprattutto su Facebook e Twitter, seguiti poi da Instagram e Youtube.

Gli argomenti trattati riguardano eventi universitari, didattica, comunicazioni di carattere istituzionale, ricerca, orientamento nel mondo del lavoro, questioni amministrative e borse di studio. La gestione dei canali viene affidata all’ufficio comunicazione, all’ufficio orientamento, all’ufficio comunicazione web, all’ufficio comunicazione sui social network o all’ufficio relazioni con il pubblico (Censis 2015).

Ad oggi, emerge chiaramente come vi sia un grande assente tra i social utilizzati dalle università statali italiane: Snapchat. Questa piattaforma ha conosciuto una rapida crescita nel nostro Paese: è il social network che cresce di più da un anno a questa parte, basti pensare che tra dicembre 2014 e dicembre 2015 ha avuto un incremento del 151% e viene utilizzato soprattutto dagli utenti più giovani (circa il 60% dei giovani tra i 16 e i 24 anni). Nonostante questi numeri record, solo 4 università statali su 58 sono presenti su Snapchat con dei profili ufficiali (inseriti nel loro sito web): l’Università degli studi Milano-Bicocca, l’Università degli studi di Verona, l’Università degli studi di Pavia e l’Università degli studi dell’Insubria. In particolare, Snapchat si rivela particolarmente efficace per raggiungere i millenials, quindi coloro che a breve si affacceranno nel mondo universitario, e per condividere video, contenuti live, eventi, per mostrare ciò che accade nelle aule e nei laboratori, il tutto con un linguaggio meno formale e più vicino ai giovanissimi. Eppure, nonostante queste potenzialità, ancora Snapchat fatica a decollare nel mondo degli atenei italiani.

Sempre più Università italiane prestano attenzione ai dispositivi mobili, non solo nel progettare i siti web con le tecniche di responsive design, l’adattamento grafico dei contenuti per i diversi dispositivi, (Censis 2015) ma, soprattutto, nel progettare delle applicazioni ufficiali dell’ateneo. Per quanto riguarda gli atenei statali, circa il 67% ha creato un’app ufficiale messa a disposizione degli studenti. Queste applicazioni (come Polimi del Politecnico di Milano, PoliTO App del Politecnico di Torino o Uniss dell’Università degli studi di Sassari, giusto per citarne alcune) permettono agli studenti di visualizzare il proprio piano di studi, il proprio libretto universitario, prenotarsi agli esami, cercare i contatti tramite la rubrica dell’ateneo, ricercare le aule e altre numerose funzioni). Alcune università hanno creato delle app per gli studenti con disabilità, è il caso, ad esempio dell’Università degli studi di Salerno, che ha creato Unimap, un’app pensata per favorire l’orientamento di persone diversamente abili nel campus, mentre altre, come l’app Oriento#UniTo dell’Università degli studi di Torino o USiena dell’Università di Siena, si rivolgono ai futuri studenti per aiutarli nella scelta del percorso universitario.

Insomma, nonostante si debba fare ancora molta strada, gli atenei italiani sono sempre più 2.0.

 

 

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